“Le difficoltà a introdurre la cosiddetta patrimoniale sono molte, come dimostra il fatto che in Europa qualcosa di simile esiste solo in Spagna e Norvegia”.
Lo scrive Alessandro Campi sul Messaggero, facendo notare come “i livelli di prelievo fiscale nelle democrazie sociali europee sono già altissimi per persone e imprese (e in Italia più che altrove): ci si chiede se sia corretto tassare nuovamente patrimoni che sono già stati tassati. Il problema, nel caso specialmente nel nostro Paese, sono semmai le ricchezze che sfuggono a qualunque forma di imposizione. Recuperare l’evasione, come dicono molti studi, sarebbe il modo migliore per accrescere la ricchezza pubblica e favorirne la redistribuzione collettiva. L’ulteriore complicazione, come dimostra il dibattito italiano di questi giorni, è stabilire quali siano i livelli di ricchezza oltre i quali dovrebbe scattare l’obbligo impositivo.
Ma – osserva l’editorialista – ci sono altri problemi, come stanno cercando di spiegare gli esperti di questioni fiscali e tributarie. A meno di non tradursi in una misura espropriativa vera e propria, la patrimoniale garantirebbe, fatti tutti i possibili conti, un gettito minore a quello annunciato o sperato. In ogni caso non sufficiente a colmare le iniquità sociali e a combattere la povertà, come dicono enfaticamente i suoi sostenitori.
Se il problema sono le diseguaglianze create dal capitalismo globale (tema drammaticamente serio) forse bisognerebbe pensare, più che a imposte straordinarie e di dubbia legittimità formale, a un riordino complessivo dei meccanismi vigenti di tassazione, che tengano conto di come si è nel frattempo redistribuita socialmente la ricchezza.
E veniamo così al nodo politico della questione. La patrimoniale di cui si sta discutendo in Italia (senza che tra Elly Schlein e Maurizio Landini nemmeno ci sia una posizione unitaria) non è una proposta politicamente seria, ma una suggestione vaga, un motivo propagandistico peraltro ricorrente, una provocazione meramente polemica.
E allora perché se ne torna a parlare, pur sapendo che non si arriverà a nulla? A sinistra, evidentemente, si ritiene che sia un tema – non solo giusto in sé – ma anche propagandisticamente efficace. Ma è tutto da dimostrare.
Anzi – aggiunge Campi – l’impressione è che si tratti di una battaglia pericolosamente improduttiva. La patrimoniale è una formula semplice, di presa comunicativa immediata, alla quale si ricorre in mancanza di idee più strutturate e originali”.








