Sul progetto di polo tv europeo che farà capo alla holding Media for Europe, di fatto senza più ostacoli dopo l’accordo con la francese Vivendi, Augusto Preta, direttore generale di It Media Consulting e componente del board dell’International Institute of Communication, ha espresso diverse perplessità. Secondo quanto afferma, l’operazione è giusta nelle premesse, poiché rimanere in una dimensione locale non è più possibile per un soggetto televisivo delle dimensioni di Mediaset, ma che rischia di scontrarsi con lo scoglio del ritardo con cui sarà attuata.
«Per Mediaset oggi il tema fondamentale non è tanto se affrontare il consolidamento e l’espansione ma soprattutto i tempi: era un’operazione prospettata oltre 4 anni fa» osserva l’esperto di media conversando con l’AdnKronos «e certo i ritardi dell’operazione (che comprendeva la fusione per incorporazione con la controllata spagnola Mediaset España, ostacolata da Vivendi fino all’avvio di un’azione legale e ad uno stop da parte del tribunale di Madrid N.d.R.) hanno inciso sul possibile successo del progetto di polo europeo della tv» che comunque può contare anche sulla maggioranza di Cologno nella tedesca ProsiebenSat.
«Il mondo, nel frattempo, è cambiato» sottolinea Preta «e quelle che potevano essere prospettive incoraggianti per operatori di dimensione continentali come Mediaset oggi debbono fare i conti con una competizione diventata molto forte. Resta sempre una operazione necessaria ed è giusto continuarla» prosegue l’esperto alla vigilia di un mese che con tutta probabilità vedrà concretizzarsi la strategia di Cologno Monzese che riunisce il CdA a metà settembre per l’approvazione dei risultati del primo semestre.
«Di certo» prosegue «l’ipotesi di una tv transnazionale allora poteva contare su molti elementi di potenziale successo». Ovvero «una forte base di audience e un forte seguito di diritti per il trasferimento in ambito sovranazionale dei prodotti. Tuttavia, oggi sono entrati sul mercato operatori come Netflix e tutti gli altri che conosciamo che hanno avuto un impatto molto forte non solo in termini di tv generalista, ma anche come soggetti produttori, con la possibilità di sviluppare serie tv e altri prodotti audiovisivi».
Un terreno, questo, che a sua volta ha visto «grossi consolidamenti a livello internazionale e con molte società indipendenti europee oggi in mano a operatori di dimensioni molto grandi», sottolinea ancora Preta secondo cui «d’altra parte rimanere in una dimensione locale ormai non è più possibile: il mercato si sta spostando in una dimensione transnazionale», osserva.
E, ancora, rilevante è «il tema delle offerte internet, diventato chiave nelle strategie di tutti gli operatori». Di fatto la strategia di espansione continentale «può essere vincente solo se va a coprire tutti i maggiori paesi europei, con un soggetto molto forte non solo nel settore della tv generalista ma anche come produttore di serie, di certo non può svilupparsi solo nella dimensione di uno o due paesi come Italia e Spagna».
Altro criterio è la differenziazione dell’offerta. «Oggi» spiega il Dg di It Media Consulting «la sola dimensione generalista non è più in grado di accontentare i nuovi consumi che si stanno sviluppando pena il rischio di perdere quote di ascolto, e l’integrazione di produzione e distribuzione diventa un elemento fondamentale».
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