La riforma del Reddito di cittadinanza delinea la nuova misura (Mia – Misura di inclusione attiva). A commentarla è Chiara Saraceno sulla Stampa. «Sicuramente positivo è il fatto che sia stata abbandonata l’idea di lasciare senza sostegno economico coloro che sono ritenuti occupabili. Positiva» scrive Saraceno «è anche l’attenzione per le politiche attive del lavoro in cui coinvolgere coloro che sono definiti “occupabili”», intendendo non solo l’incrocio di domanda e offerta tramite una piattaforma digitale, ma concrete attività di formazione e consulenza.
«Le politiche attive del lavoro continuano ad essere il tallone d’Achille delle politiche del lavoro (e dell’assistenza) italiane. Aggiungo che il programma Gol (Garanzia di occupabilità dei lavoratori) riguarda solo una frazione dei percettori di RdC tenuti a firmare il patto per il lavoro. Due grandi criticità» spiega l’editorialista «che richiedono maggiore attenzione da governo e opposizione riguardano l’abbassamento del tetto Isee che darà accesso alla nuova misura e la divisione della platea dei potenziali beneficiari in due gruppi distinti per quanto riguarda sia gli importi massimi, sia la durata».
«L’abbassamento dell’Isee escluderà di fatto per lo più famiglie che abitano nelle grandi città, specie nel Centro-Nord, dove redditi e ricchezza medie sono più alti, ma così anche il costo della vita. Sono personalmente contraria a stabilire soglie territorialmente differenziate per l’accesso a politiche pubbliche nazionali, non solo perché è difficile individuare i confini territoriali adeguati, ma anche perché accanto a costi della vita differenziati c’è, purtroppo, molto spesso anche una disponibilità di beni pubblici (scuola, sanità, trasporti) simmetricamente altrettanto differenziati».
«Ma abbassare così drasticamente la soglia Isee avrà un impatto negativo soprattutto al Nord. Quanto alla divisione dei beneficiari in due platee» conclude «sulla base della presenza o meno di minorenni, persone con disabilità, anziani, per quanto riguarda non solo la durata massima (molto più breve per le famiglie senza quelle figure) ma anche l’importo massimo (rispettivamente 500 e 375 euro per una persona sola) non se ne capisce la logica».
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