“Abbiamo costruito un gruppo che è diventato un campione globale.
La creazione di valore che abbiamo fatto e che faremo è frutto dell’impegno profuso in questi 10 anni di storia, di cui l’ultimo con la guerra e i due precedenti macchiati dal Covid.
Nonostante questo abbiamo la certezza di poter traguardare gli 11 miliardi di ricavi a tre anni.
Il 95% di quel target è già realizzato grazie a ordini e lavori che abbiamo in casa”.
Lo dice l’amministratore delegato di Webuild, Pietro Salini, in un’intervista a Il Sole 24 ore.
“Tutto ciò – spiega – è la conseguenza diretta dell’operazione di integrazione dell’australiana Clough, del completamento del turnaround dell’americana Lane, del contributo dei fondi del Pnrr e della riorganizzazione delle nostre linee di business.
Sapere già cosa faremo ci permette di pianificare con cura il futuro e di poter essere più efficienti ed efficaci”.
“In questi anni credo che quello che è cambiato in maniera radicale è la voglia delle persone di vivere meglio.
E le infrastrutture – sottolinea Salini – rappresentano un fattore abilitante nel processo di miglioramento della qualità della vita.
A questo si somma il fatto che le grandi opere hanno un effetto importante sul Pil e che rappresentano il presente e il futuro di tante persone.
Hanno dei moltiplicatori enormi in termini di occupazione e di generazione di crescita.
Oggi abbiamo dunque questa grande opportunità dei fondi del Pnrr e non va sprecata.
Anche perché se ci guardiamo attorno sta avvenendo la stessa cosa in tutte le parti del mondo, basti pensare all’Australia che sta mettendo a terra un piano importantissimo in ottica di transizione e mobilità sostenibile”.
Quanto a possibili nuovi mercati da esplorare, “il nostro obiettivo principale – indica l’ad – è continuare a essere forti nei mercati evoluti che per noi sono quelli centrali, ossia Stati Uniti, Europa, Italia e Australia.
Poi possiamo anche considerare altre aree, come Nord Europa o Medio Oriente, quel che preme è che sia garantito il rispetto dei contratti e la trasparenza dei dati finanziari”.
Interpellato sul ruolo che può rivestire il gruppo nella lotta alla siccità, “il tema dell’acqua, per l’Italia, è una questione che arriva da lontano.
Il sistema di gestione idrico è ingessato ancora dai tempi della legge Galli e per superare quest’emergenza non è sufficiente desiderarlo.
Sono due – dice Salini – le azioni da intraprendere per arginare il fenomeno.
Innanzitutto va recuperato tutto ciò che viene sprecato, compreso il mancato riutilizzo delle acque reflue.
Poi è necessario iniziare a impiegare i desalinizzatori.
Da noi l’acqua desalinizzata rappresenta appena il 4% del totale, in Spagna vale oltre il 50%.
Affidandoci a questa tecnologia potremmo azzerare le nostre esigenze nell’arco di tre anni.
Fisia, peraltro, è tra i principali contractor a livello globale: abbiamo lavorato in Marocco, in Oman, a Dubai, in Arabia Saudita e a Doha”.
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