«Nella mia ormai lunga carriera politica ho incontrato raramente una persona di così notevole intelligenza, autorità, visione e carisma». Lo afferma Pierre Moscovici ex ministro francese ed ex Commissario agli affari economici dell’Ue tra il 2014 e il 2019, intervistato da Anais Ginori per la Repubblica.
Per chi come lei è cresciuto nel mondo dei partiti, il fatto che sia un premier tecnico, sganciato dalla politica, non è un problema? «Sarebbe un errore considerare Draghi come un tecnocrate. Padroneggia la tecnica, ma ha una visione e conosce la politica. È stato in politica per molto tempo, come funzionario di alto livello in Italia. Il suo ruolo alla Bce era eminentemente politico. Nel 2012 era la persona giusta per salvare l’eurozona. Potrebbe, a certe condizioni, essere l’uomo giusto per l’Italia del 2021».
Teme che le condizioni politiche non ci siano? «Non voglio commentare la politica interna italiana. Draghi mi ha sempre colpito per la buona combinazione di visione strategica e senso tattico. Se accetta di lavorare per formare un governo, è perché ha un’idea strategica di ciò che l’Italia deve fare. Nel suo nuovo ruolo la difficoltà sarà trovare compromessi, perché la politica non si fa senza compromessi, e saper gestire il mondo politico per quello che è: spesso emotivo, a volte irrazionale».
Da uomo di sinistra come vede un governo Draghi? «Nonostante anni di frequentazione non sarei in grado di dire per chi vota. Ho invece capito quanto abbia chiara la necessità che l’Italia non sia più un Paese con un tasso di crescita sistematicamente inferiore all’1% di quello dell’eurozona, con finanze pubbliche deteriorate. Penso sia anche consapevole che un’Italia riformata permetterà di ridurre le disuguaglianze».
Quali sono le riforme più urgenti? «Penso che l’Italia debba essere consapevole che la sua struttura produttiva e il suo dualismo territoriale frenano la crescita. In altre parole, si tratta di affrontare il tema della produttività, degli investimenti, della qualità della spesa pubblica, del sistema fiscale, riducendo le disuguaglianze. L’Italia ha già fatto coraggiose riforme ma deve andare avanti. Anche in questo caso, avere un leader come Draghi aiuterà perché è un simbolo e una garanzia per gli europei».








