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Pierfrancesco De Robertis (il Giorno): «La povertà si abolisce con il lavoro e non con i sussidi»

La povertà si abolisce con il lavoro e non con i sussidi. Lo scrive Pierfrancesco De Robertis sul Giorno: “Curioso che la maggior parte dei commenti sui risultati del reddito di cittadinanza diffusi ieri dall’Inps mettano unanimi l’accento sulle parole «povertà», «welfare», «sofferenza sociale».

Temi nobili, per carità, ma che poco hanno a che fare con lo scopo per cui il reddito di cittadinanza era stato prima pensato e poi introdotto dai grillini: aiutare le persone a reinserirsi nel mondo del lavoro. Purtroppo però le cose in Italia vanno sempre per il verso sbagliato.

Lo Stato doveva metterci risorse per finanziarlo, (molte), e l’organizzazione per renderlo applicabile (i famosi navigator). Ha finito per metterci solo i soldi, perché il resto si è rivelato impresa troppo difficile per una banda di sprovveduti apprendisti stregoni come si sono rivelati i grillini.

La pandemia ha se possibile aggravato la situazione. Il problema – scrive l’editorialista – è che la politica prima ha creato il disastro ma ora è in difficoltà nel cambiare rotta, perché quando dai qualcosa a qualcuno, anche se ingiustamente, fai poi fatica a fartelo dare indietro: chi ha ricevuto lo considera ormai un diritto acquisito.

E anche se potesse, in fondo in fondo non vuole, ad eccezione di Iv, Calenda, FdI e FI. I grillini lo idearono, i leghisti lo votarono pur se adesso storcono la bocca, il Pd è alleato dei Cinquestelle e specie nell’ala sinistra del partito non saprebbero come farne a meno.

Non parliamo poi dei sindacati. Tutti chi più chi meno tendenzialmente favorevoli, o per lo meno contrari a toglierlo (anche perché i loro Caf lavorano molto, e guadagnano, per la distribuzione del reddito).

Per tutti, però una scorciatoia. Anche perché quando si tratta di tutelare i diritti di chi si affaccia nel mondo del lavoro gli spazi di manovra ci sarebbero.

Le paghe per chi inizia un’attività sono spesso bassissime, molto meno invitanti del reddito grillino, ed è forse questa la battaglia che andrebbe fatta. Certo, è più facile dire alle persone che ti sei impegnato a fargli avere dei soldi per stare sul divano piuttosto che dirgli che ti stai adoperando per farlo pagare un po’ di più. Ma è anche da questo che passa la maturità di una classe dirigente”.

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