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Pier Paolo Masenza (Financial services leader PwC Italia): «2021 resa dei conti per le banche, dopo sforzi contro Covid»

Se il 2020 è stato un anno complicato, il 2021 potrebbe essere l’anno della resa dei conti. Secondo Milano Finanza, gli effetti dei lockdown causati dal Covid si sentiranno il prossimo anno e colpiranno soprattutto le banche, chiamate negli ultimi mesi a supportare l’economia con ingenti iniezioni di liquidità e ampi programmi di moratoria. Le conseguenze principali si vedranno nel credito deteriorato, settore su cui gli istituti italiani hanno lavorato intensamente negli ultimi cinque anni, ma destinato a rimanere caldissimo anche nei prossimi 12-24 mesi.

Almeno secondo gli esperti di PwC, autori del nuovo report dedicato a questo mercato, in cui tracciano una serie di previsioni sull’anno che verrà. A partire dal partner e Financial Services leader di PwC Italia, Pier Paolo Masenza. «Il combinato disposto di moratorie, prestiti garantiti e cassa integrazione ha contribuito finora a sostenere l’economia reale e ha correttamente evitato che si verificasse una crescita straordinaria dello stock di crediti non performing. Ecco perché ancora non vediamo gli effetti della crisi: nel 2020 il totale dei crediti deteriorati in Italia scenderà probabilmente a circa 115/120 miliardi rispetto ai 130 miliardi di fine giugno e ai 135 miliardi di dicembre 2019. Non ci sono stati afflussi significativi e molte operazioni di cessione hanno ulteriormente abbattuto lo stock».

Anche sul fronte degli accantonamenti, le banche hanno per lo più aumentato il presidio sul bonis, lasciando praticamente inalterate le coperture sugli npe. L’andamento del 2021 dipenderà dalla durata delle misure di sostegno all’economia, che dovrebbero restare in vigore almeno fino a metà anno. Così spiega ancora Pier Paolo Masenza.

«A fronte di afflussi significativi le banche vorranno quantomeno conservare l’npe ratio raggiunto finora. Ci aspettiamo sforzi significativi in questa direzione, tenendo conto che i nuovi flussi saranno rappresentati principalmente da un’asset class complessa da trattare come gli unlikely to pay. Se infatti finora il derisking del sistema bancario ha riguardato soprattutto portafogli di sofferenze ceduti in molti casi con l’assistenza di garanzia statale (gacs), gli utp richiedono un approccio diverso. Per questo pensiamo che ci dovrebbe essere un’azione di sistema, rappresentata da una vera e propria alleanza tra tutti gli attori, per sostenere le imprese in difficoltà da un punto di vista finanziario e industriale». 

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