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Per contrastare la povertà servono politiche in grado di intercettare i più fragili: il caso del Reddito di Cittadinanza | L’intervento

Analisi a cura di Gianluca Monturano (Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia), Giuliano Resce (Università degli Studi del Molise) e Giulia Valeria Sonzogno (Gran Sasso Science Institute).

Il Reddito di Cittadinanza come strumento di contrasto alla povertà

Il dibattito politico negli ultimi mesi sta vedendo come protagonista il Reddito di Cittadinanza (RdC) e la sua efficacia, in vista di una complessiva revisione e cancellazione dello strumento.

A partire dall’introduzione del Reddito di Cittadinanza nel 2019, lo strumento di sostegno economico è stato oggetto di dibattito anche per via di alcune fraudolenze nelle dichiarazioni e quindi nell’ottenimento del sussidio e nella copertura rispetto alla platea dei poveri.

Parliamo di una misura che dal 2019 ha interessato quasi 5 milioni di persone, oltre 2 milioni di nuclei familiari, con una copertura superiore ai 23 miliardi di euro e un importo medio mensile superiore a 550 euro per ogni percettore. Un provvedimento che si pone in linea con quelli di altri Paesi che negli ultimi anni, complice l’aumento delle disuguaglianze interne, hanno introdotto (o hanno iniziato a contemplare tra i propri programmi) misure di contrasto alla povertà e di sostegno del reddito.

Sebbene le analisi siano ancora parziali e il dibattito ancora aperto, le critiche più forti allo strumento pongono le basi su due evidenze principali. Da un lato, i dati sull’attività di contrasto all’indebita percezione del RdC, che evidenziano irregolarità nel 12% dei nuclei familiari controllati (come evidenziato dal IlSole24Ore). Dall’altro studi, come il rapporto della Caritas, che mostrano come la misura escluda molte famiglie povere, mentre renda eleggibili soggetti non poveri. Per quanto riguarda la problematica dell’indebita percezione del reddito da parte di alcuni, è difficile verificare quanto il problema delle false dichiarazioni sia connesso alla misura in sé o sia un problema strutturale che va a pregiudicare l’efficacia di qualsiasi misura di politica economica, in particolare nel caso in cui esse prevedano una verifica (attraverso autodichiarazione) delle condizioni di vita. Per quanto riguarda la seconda problematica, è importante notare che tali studi si concentrano su dati derivanti da indagini campionarie sul reddito, su cui attraverso microsimulazione statistica viene imputata la quota di famiglie percettrici. In questo esercizio apparentemente privo di inconsistenze, vi sono numerosi aspetti che meritano attenzione. In primis non tutti i soggetti considerati in queste analisi, pur essendo ‘eleggibili’ in termini di requisiti, potrebbero richiedere il sussidio. Un ulteriore elemento critico è rappresentato dalla definizione di povertà – assoluta o relativa – che viene presa a riferimento, che nei fatti considera soltanto il reddito disponibile e trascura gli aspetti multidimensionali legati alla povertà, come la ricchezza o la qualità, efficacia e accessibilità di beni e servizi non di mercato.

È senz’altro necessario organizzare le misure di sostegno al reddito in modo che esse raggiugano i potenziali beneficiari, così da limitare le problematiche che vengono a crearsi in mancanza di capacità di target delle politiche pubbliche. In un recente studio pubblicato sulla rivista Menabò di Etica e Economia ci siamo concentrati proprio sulla valutazione della capacità di target del Reddito di Cittadinanza, ovvero la capacità della misura di intercettare situazioni di povertà e indigenza. Lo studio è stato realizzato su scala comunale, utilizzando i dati INPS, a livello di Codice di Avviamento Postale (CAP), relativi al numero di nuclei percettori di RdC, e un indice composito comunale capace di rappresentare la povertà multidimensionale: l’Indice di vulnerabilità sociale e materiale (IVSM) elaborato da ISTAT. Un indice che, grazie all’approccio multidimensionale e territoriale alla povertà insieme alle solide basi metodologiche su cui è costruito e alla credibilità delle istituzioni che lo hanno sviluppato e già adottato in diversi ambiti, fanno sì che l’IVSM possa essere considerato un valido strumento per misurare la deprivazione ex-ante che il RdC si propone di contrastare.

Dalle mappe in Figura 1, che mostrano la distribuzione della vulnerabilità sociale e materiale (a sinistra) e le quota di famiglie percettrici del Reddito di Cittadinanza nel 2019 (a destra), è possibile notare che la distribuzione territoriale della quota di nuclei percettori ricalca in maniera abbastanza stretta i valori comunali dell’IVSM, con valori più elevati di entrambe le misure nelle regioni del Sud.

Figura 1 – Distribuzione spaziale dell’Indice di vulnerabilità sociale e materiale (sinistra) e della quota di famiglie percettrici del Reddito di Cittadinanza (destra)

Fonte: elaborazione degli autori su dati INPS, ISTAT.

I risultati raccolti si pongono quindi in contrasto con le analisi precedenti dimostrando come, a livello territoriale, la misura sembra essere stata abbastanza in grado di intercettare il target di nuclei più bisognosi di politiche di sostegno al reddito. Sebbene questi risultati non si riferiscano direttamente alla povertà e non permettano di capire se esistono delle differenze territoriali nella percentuale di poveri che ricevono il Reddito di Cittadinanza, dimostrano che i territori che presentano maggiori problematiche socioeconomiche sono quelli su cui il Reddito di Cittadinanza, ad oggi, interviene in modo più consistente, coinvolgendo il maggior numero di famiglie.

Queste nuove evidenze mostrano che è importante assicurarsi che i nuovi strumenti e revisioni del RdC in fase di discussione, concentrino gli sforzi nell’individuazione di misure in grado di intercettare in modo sempre più efficace il target di persone bisognose. Infatti, l’efficace capacità di target di una misura per contrastare la povertà e di supporto al reddito, riducendo le disuguaglianze, non solo consente di raggiungere una fascia di popolazione difficilmente occupabile specialmente nelle aree più svantaggiate ma è in grado di avere ricadute positive su tutto il sistema economico.

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