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Antonio Patuelli (presidente Abi): «Miglioramento nelle banche italiane»

A livello nazionale e internazionale, le banche italiane hanno evidenziato un miglioramento già segnalato da varie autorità e organismi. Questo quanto affermato da Antonio Patuelli, presidente di Abi, che sottolinea «i dati sono gravati ancora dai costi, non esauriti, dei salvataggi bancari più o meno obbligati, dato che il grosso delle crisi di singoli istituti, a differenza degli altri Paesi che le vissero prima, in Italia si è avuto dopo il 4 novembre 2014. Cioè quando entrò in vigore l’Unione bancaria europea che ha introdotto regole più rigide».

«Nel 2022 finiranno però le rate annuali legate a questi fondi speciali, quindi la situazione strutturale già oggi è nettamente migliorata» spiega. «E, soprattutto, è progredita in quasi 7 anni di mutamenti del settore come forse mai prima, dalla riforma delle banche popolari a quella del credito cooperativo e tanto altro». Ad affermarlo è in un’intervista ad Avvenire.

«Le sofferenze nette erano pari, a maggio 2021, a meno di 18 miliardi contro gli oltre 50 miliardi di 3 anni prima» aggiunge. «D’altronde, fornendo nuova liquidità o più tempo per i rimborsi, è difficile che il credito si deteriori. Il problema si porrà quando cesseranno le misure. È allora che si scatterà il fotofinish e si vedrà coloro che ce l’hanno fatta e coloro che invece sono in difficoltà».

Tuttavia, per Patuelli «le regole introdotte dall’Europa sono troppo severe. Termini troppo rigidi e ravvicinati non aiutano la cessione di cespiti. All’ultima assemblea Abi ho ascoltato il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, dire che il bail-in non è adeguato almeno per le piccole banche. D’altronde registro che tale strumento è già caduto in desuetudine nella Ue. E quando succede così vuol dire che le regole necessitano di una revisione». 

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