Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli torna a parlare della riforma del fisco. «Sarà un autunno decisivo per il fisco e sarà fondamentale ridurre le differenze con l’Unione europea», in un’intervista a Il Sole 24 Ore. A settembre arriverà in Consiglio dei ministri il ddl delega sul fisco previsto come una delle riforme cardine per l’attuazione del Recovery Fund. L’architettura complessiva è stata definita dalle commissioni Finanze di Montecitorio e Palazzo Madama dopo lunghissime mediazioni.
Alla fine è stata trovata una sintesi che prevede un fisco più favorevole per i ceti medi (tra 28mila e i 55mila euro) e il superamento dell’Irap. L’impianto generale è orientato al contenimento del carico fiscale e per questo non ci sarà la patrimoniale e nemmeno la tassa sulle successioni. Nella stessa ottica deve essere inquadrata la mancata revisione del catasto che avrebbe fatto salire l’imposizione sugli immobili.
Il ministro dell’Economia Daniele Franco a fine luglio, nel corso di un’audizione ha garantito che la delega terrà conto di queste indicazioni. Ha puntualizzato che la riforma inizierà con gli interventi a costo zero. Si è detto favorevole alla visione del Parlamento di riformare l’Irpef rivedere l’Iva e superare l’Irap, ma ha richiamato l’attenzione anche alla salvaguardia dei conti pubblici, escludendo la possibilità di un intervento finanziato in deficit. La copertura prevista è di tre miliardi e non sarà facile sforare.
Riduzione Irpef
Il punto più qualificante della riforma è abbassamento dell’aliquota, oggi al 38% nella fascia di reddito 28.000-55.000 che raggruppa il maggior numero di contribuenti (circa sette milioni). Prevista una forte semplificazione compreso l’assorbimento del bonus Renzi di 80 euro portati a 100 nel 2020.
Minimo esente
Prevede una soglia di reddito al di sotto della quale non si debba fare dichiarazione e al di sopra della quale, per la quota esente, si agisca tramite una maxi-deduzione. In subordine, se il costo dell’intervento dovesse essere troppo alto, il minimo esente «dovrebbe essere introdotto con la sola finalità di ridurre il carico burocratico sui contribuenti».
Addizionali
Le commissioni, si legge nel documento, «ritengono opportuno raccomandare una trasformazione degli strumenti tributari locali in sovraimposte la cui manovrabilità all’interno di una forbice predefinita rimarrebbe in capo all’ente territoriale». Anche per questo non verrà archiviata la legge delega sul federalismo fiscale.
Rendite finanziarie
Ci sarà un pacchetto organico con l’accorpamento delle categorie “redditi da capitale” e “redditi diversi” nell’unica definizione di “redditi finanziari”. L’intenzione sarebbe non di ridurre l’aliquota (oggi 26%) delle rendite finanziarie al 23% (attuale primo scaglione Irpef), bensì di riflettere se sia il caso di riallinearla con il primo scaglione Irpef.
Irap
È prevista l’abolizione. Pertanto «le commissioni raccomandano un riassorbimento del gettito Irap nei tributi attualmente esistenti, preservando la manovrabilità da parte degli enti territoriali e il finanziamento del servizio sanitario».
Ires
La razionalizzazione della tassazione sulle imprese punta su tre obiettivi: incentivare la transizione ecologica; favorire la crescita delle imprese attraverso aggregazioni; premiare il re-investimento dell’utile per migliorare la produttività dell’azienda. Gli incentivi possono prendere la forma, alternativamente, di una riduzione dell’aliquota o della base imponibile «al fine di ottenere un quadro chiaro e semplificato dei comportamenti virtuosi». Verrà applicato il sistema del carry back, per consentire la deducibilità delle perdite non solo negli esercizi successivi a quello in cui è maturato il disavanzo ma anche in quello immediatamente precedente.
Iva
La riforma conterrà una specifica delega al governo per semplificazione e possibile riduzione dell’aliquota.
Fisco verde
Le commissioni finanze ritengono «necessario un pacchetto che includa i seguenti interventi: il riordino, la semplificazione e la stabilizzazione per la rigenerazione energetica e sismica degli edifici privati; una progressiva riduzione dei sussidi dannosi per l’ambiente, vincolando le risorse risparmiate alla riduzione generalizzata dell’ aliquota Ires; una rimodulazione dell’ imposizione indiretta in funzione delle emissioni di Co2 in attuazione del principio chi inquina paga ; un aumento del limite alla detraibilità dell’Iva (attualmente fissato al 40%) per tutti i veicoli a basse emissioni. Al fine di evitare effetti regressi per le persone fisiche e penalizzanti per le imprese, prevedere adeguati meccanismi temporanei di compensazioni in grado di accompagnare le famiglie e imprese più vulnerabili nel processo di aggiustamento di comportamenti e costi».
Flat Tax
Il documento chiede di mantenere il regime forfettario di partite Iva e Pmi con aliquota al 15%, che scende al 5% per le start up. Al superamento dei 65mila euro di ricavi annui sarà possibile optare, per i due anni successivi, per un regime forfettario opzionale con aliquota rispettivamente al 20 e al 10%, «a condizione che in ciascuno di detti periodi di imposta il contribuente dichiari un volume d’affari incrementato di almeno il 10% rispetto a quello di ciascun anno precedente».
Microtasse
I cosiddetti micro-prelievi, sia a livello centrale che a livello territoriale, hanno un gettito inferiore allo 0,01% del totale delle entrate tributarie per lo Stato e sotto lo 0,1% per Regioni e Comuni. Sono imposte, tasse e diritti che ora si punta a cancellare. Cestinare o comunque sfoltire una massa che tiene dentro il superbollo, ma anche la tassa per la laurea, l’imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili civili, ancora l’imposta sugli intrattenimenti e tante altre.
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