“I gruppi del lusso continueranno a crescere ancora molto: da ora al 2025 almeno del 30%. I grandi gruppi diventano sempre più grandi e i piccoli avranno sempre più problemi a mantenere la propria identità e per farlo dovranno appoggiarsi ai grandi. Gli strumenti e gli investimenti che vanno fatti sono troppo costosi se fatti singolarmente, dalle ricerche al posizionamento al pricing e al marketing”.
Così Patrizio Bertelli, amministratore delegato e direttore esecutivo di Prada, intervenendo in collegamento dalla Toscana, nella terza e ultima giornata del Milano Fashion Global Summit, organizzato in streaming da Class Editori.
Quanto all’assenza di un polo italiano del lusso, “il problema dei gruppi italiani – ha affermato – è abbastanza emblematico. Noi ci avevamo provato e l’errore fondamentale è stato lasciare la gestione, avremmo dovuto tenerla noi soprattutto per gli aspetti finanziari e di distribuzione. I gruppi italiani non si sono formati in tempo per un atteggiamento di ognuno dell’essere molto individualisti e ciò non ha permesso l’aggregazione.
Il problema di fondo è che chi vuol fare un gruppo italiano deve vederlo sotto un piano di aggregazione e non di predominio”. Sul futuro del lusso “nei prossimi vent’anni – ha sostenuto Bertelli – aumenterà l’esigenza di avere qualcosa che premia la persona, di avere cose di qualità, e dato che nel mondo siamo 8 miliardi e le fasce che vogliono avere un consumo diverso aumentano, credo che la posizione italiana migliorerà”
Quanto alla Cina “è importante non solo per Prada – ha detto – ma per il mondo intero: è il Paese in assoluto dove le persone usano in business in modo più eccessivo. Non esiste da anni la valuta, ma il telefono, le persone pagano con questo”.








