Patrizio Bertelli (AD Prada): «Prevediamo una crescita di fatturato da 3 a 5 miliardi in quattro-cinque anni. Il Covid ha dato una forte scossa a tutto il sistema»

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«Al sistema industriale italiano non interessa che governo ci sia, ma cosa fa per le imprese e per i lavoratori». Così Patrizio Bertelli, azionista e Amministratore Delegato di Prada in un’intervista a Il Sole 24 Ore. Bertelli, che con la moglie Miuccia ha creato un gruppo che oggi ha 22 fabbriche, più di 600 negozi e 14mila dipendenti, si dichiara ottimista sul futuro del mercato del lusso.

«Tra vent’anni il mercato del lusso sarà ancora più grande di oggi», afferma, perché entreranno in gioco «anche India e Africa». La ripartenza «dipenderà dal mese di marzo: a quel punto finiranno i lockdown pesanti in corso in Germania, Svizzera, Austria, Francia, Inghilterra e anche in Svezia, cambierà la stagione e ci potranno essere segnali positivi. Marzo sarà un mese fondamentale». L’AD si dice «fiducioso sulla ripresa di tutti i settori quando ci sentiremo di nuovo liberi e riprenderemo le vecchie abitudini».

Per Prada, Bertelli prevede una crescita di fatturato da 3 a 5 miliardi «nel giro di quattro-cinque anni. Il Covid ha dato una forte scossa a tutto il sistema, finita questa fase avremo una forte accelerazione. Finora non siamo cresciuti come avremmo voluto ma siamo il gruppo che ha mantenuto meglio la propria identità».

Il gruppo, spiega, continuerà «ad acquisire fabbriche, non c’interessa assorbire anche dei marchi». Tra fabbriche e negozi, prosegue, «investiremo 100 milioni all’anno. E la produzione made in Italy sarà sempre più importante. Per anni ho detto che quel che contava era il made in Prada, ma oggi il made in Italy non è più solo un tema di marketing, è un tema di difesa del territorio, del know-how artigiano, delle capacità imprenditoriali. L’80% della nostra produzione è made in Italy».

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