Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Pascal Soriot (CEO AstraZeneca): «Con l’Ue nessun obbligo contrattuale sul numero di dosi da consegnare, solo un impegno a fare il massimo»

Nel contratto firmato tra Ue ed AstraZeneca per la fornitura del vaccino anti-Covid «non c’è alcun obbligo sul numero di dosi da consegnare». Lo rivela il CEO di AstraZeneca Pascal Soriot, intervistato su Repubblica da Antonello Guerrera.

Perché sinora AstraZeneca non ha specificato all’Ue i motivi dei ritardi nella consegna del vaccino? «Siamo stati piuttosto specifici con l’Ue. Anche noi siamo delusi: ci piacerebbe riuscire a produrre di più. Stiamo lavorando 24 ore su 24 per risolvere i problemi». Quali sono questi problemi? «La produzione del nostro vaccino è composta da due fasi: una è la creazione del principio attivo in due stabilimenti in Belgio e Paesi Bassi, l’altra è la resa in farmaco, in due centri in Germania e in Italia, ad Anagni. Le difficoltà nascono nella prima fase. Alcuni siti generano più “raccolto”, altri meno, come purtroppo accaduto. Queste disfunzioni capitano quando si aumenta la produzione a centinaia di milioni di dosi di un nuovo vaccino. Abbiamo due mesi di ritardo, ma risolveremo questi problemi».

Ma perché questi intoppi non sono avvenuti nella produzione delle dosi destinate al Regno Unito? «Ne abbiamo avuti, ma il contratto di fornitura con il governo britannico è stato firmato tre mesi prima di quello con la Ue. Abbiamo avuto il tempo di prepararci». Ma perché avete preso un impegno simile con l’Ue (300 milioni di dosi) se sapevate che sarebbe stato molto complicato onorarlo? «Non c’è alcun obbligo verso l’Ue. Nel contratto con gli europei c’è scritto chiaramente: “Best effort”. Ossia: “faremo del nostro meglio”. Lo scorso agosto, l’Ue voleva avere la stessa capacità produttiva del Regno Unito, nonostante il contratto firmato tre mesi dopo Londra. Noi abbiamo risposto: “Ok, faremo del nostro meglio. Ma non possiamo impegnarci contrattualmente perché abbiamo tre mesi di ritardo rispetto al Regno Unito”. E così è stato. Non abbiamo dunque obblighi contrattuali con l’Ue, ma solo un impegno a fare il massimo».

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.