In attesa del più volte annunciato disegno di legge sulla riforma dell’abuso di ufficio, il Parlamento prende l’iniziativa per cercare di rispondere alle altrettante richieste dei sindaci di un intervento in tal senso, ripetuta appena poche settimane fa dal presidente dell’Anci Antonio Decaro.
La commissione Giustizia della Camera ha infatti dato avvio all’esame delle proposte di legge finora depositate, alcune delle quali abrogano tout court il reato, mentre altre lo circoscrivono meglio.
Il relatore Pietro Pittalis (Fi) ha illustrato in commissione Giustizia della Camera le quattro proposte a cui, ha detto il presidente Ciro Maschio (Fdi), potrebbero aggiungersene altre.
Infatti ben tre dei quattro testi sono di Fi, e il quarto è del deputato del Terzo Polo Enrico Costa.
Per quanto riguarda le proposte finora in campo la prima ad essere depositata, ad inizio legislatura, è quella di Cristina Rossello (Fi) che propone l’abrogazione secca del reato, e altrettanto fa quella dell’altro “azzurro”, Pittalis, che tuttavia chiede di circoscrivere meglio anche il reato di traffico di influenze.
Anche su quest’ultimo il ministro Carlo Nordio, incontrando l’Anci il 2 dicembre scorso, aveva annunciato l’intenzione di mettervi mano, idea ribadita all’ultimo vertice di maggioranza in tema di giustizia l’11 gennaio scorso.
Una terza proposta di Fi, a prima firma di Roberto Pella, mantiene invece il reato, ma lo circoscrive in maniera più precisa, così da permettere ai sindaci di superare la “paura della firma”, tema legato alla realizzazione delle opere del Pnrr.
Infine il testo di Enrico Costa trasforma l’abuso di ufficio, che viene meglio definito, da reato punito con il carcere ad una fattispecie punita con una sanzione amministrativa.
“E’ già iniziata una discussione interessante” ha detto Maschio il quale, dopo l’annuncio pomeridiano di Nordio di un disegno di legge del governo a giugno sull’abuso di ufficio, ha spiegato che la Commissione comunque andrà avanti in attesa del testo di Nordio “che avrà corsia preferenziale”.
Si va avanti, dunque, anche perché Pd e M5s hanno chiesto di effettuare un ciclo di audizioni.
I Pentastellati, con Valentina D’Orso, hanno detto che il reato non va toccato, accusando la maggioranza di mirare ad un “alleggerimento ad ampio raggio del contrasto al malaffare dei colletti bianchi”.
Più cauto il Pd, anche perché sono Dem la maggior parte dei sindaci che chiedono da tempo di metter mano a questo reato.
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