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“Si riparta dalle infrastrutture per risollevare l’Italia”

Paolo Andrea Colombo, docente della Bocconi ed ex presidente di Enel, ha scritto una lettera aperta, pubblicata sul Corriere della Sera e che riportiamo fedelmente, dove da esperto in governance e del mondo dell’energia, ha detto la sua su come far ripartire l’Italia alla fine dell’emergenza Covid-19. La parola chiave è: Infrastrutture.

La crisi sanitaria ha colto il Paese in una fase di fragilità per i fattori che da anni ne limitano la crescita in un quadro precario della finanza pubblica. Pur essendo necessarie e prioritarie, le misure a favore delle famiglie e a sostegno della liquidità delle imprese non sono sufficienti. Il calo di consumi e investimenti nel 2020 sarà significativo, con una perdita di Pil vicina alla doppia cifra; numerose aziende subiranno una rilevante contrazione di fatturato, che senza una rapida ripresa della domanda potrebbe avere effetti non solo nel breve periodo, ma anche in una prospettiva più ampia, con perdita di occupazione, di competenze, di capacità produttiva, di quote sui mercati. Come nel Secondo dopoguerra la risposta pubblica deve dunque innescare anche un processo di ristrutturazione dell’economia, con un piano strategico di investimenti che — oltre a sostenere la domanda in questa fase fortemente recessiva — sia anche l’occasione per rinnovare le infrastrutture del Paese, per aumentarne la produttività, la competitività e la sostenibilità. Le nostre infrastrutture risalgono al secolo scorso, sul finire del quale è esplosa la spesa corrente (più funzionale alla ricerca del consenso) a scapito degli investimenti: escludendo l’Alta velocità (peraltro non completata) i risultati sono evidenti. Se è vero che nelle crisi si creano le opportunità, ora abbiamo quella di invertire una tendenza che è tra le cause del declino del nostro Paese. Per coglierla è necessario affrontare due temi:

1) La selezione degli investimenti strategici per la ripartenza del Paese e il suo sviluppo sostenibile, un compito fondamentale per una classe politica che intenda svolgere il proprio ruolo nell’attuale contesto con un confronto costruttivo tra governo e opposizioni. Un confronto nel quale non trovino spazio né pregiudizi ideologici sulle opere da realizzare né calcoli opportunistici sul livello di consenso ad esse associabile, ma che risponda alla valutazione degli impatti economici, sociali e ambientali nella prospettiva attuale e in quella delle generazioni future. I temi non mancano: completamento dell’Alta velocità e della rete autostradale sul territorio nazionale, trasformazione digitale, reti intelligenti, acquedotti, riqualificazione anche con sistemi energetici sostenibili e restituzione alle comunità locali del patrimonio immobiliare pubblico (caserme, edifici scolastici, strutture sanitarie), ricerca scientifica e istruzione, salvaguardia del patrimonio artistico e culturale, infrastrutture per il turismo, conservazione dell’ambiente. Un ruolo importante può essere svolto dalle grandi aziende a controllo pubblico (Enel, Eni, Terna, Snam, Saipem, Leonardo, Fincantieri, Fs Italiane tra tutte) che nei rispettivi ambiti dispongono di competenze progettuali e di capacità realizzative che non temono confronti. Intorno a esse, inoltre, ruota un sistema di imprese che rappresenta una quota rilevante dell’apparato industriale nazionale. Un ruolo altrettanto cruciale potrebbe essere svolto da Cdp nel reperire le fonti di finanziamento, attingendo innanzitutto alle risorse stanziate dalle istituzioni europee che troppo spesso il nostro Paese non sa utilizzare; con certezza delle regole e adeguati sistemi tariffari gli investitori istituzionali, il sistema bancario e i risparmiatori potrebbero contribuire, minimizzando il ricorso al debito pubblico.

2) La creazione delle condizioni per fare in modo che gli investimenti siano realizzati in tempi rapidi, la vera sfida e nel contempo la seconda grande opportunità: semplificare gli iter decisionali della PA, sburocratizzandola e allineandone i comportamenti agli obiettivi strategici del Paese. È l’occasione per attuare una radicale riforma degli assetti organizzativi del settore pubblico e dei corpi procedurali che ne regolano il funzionamento, adattandoli all’evoluzione dei bisogni collettivi, semplificandoli, eliminando funzioni obsolete, sfruttando le nuove tecnologie. Una riforma da affrontare con rigore ed equità, ma anche con misure condivise e solidali: flessibilità e mobilità, strumenti per promuovere la professionalità e la meritocrazia, ammortizzatori sociali equi e sostenibili. È proprio in momenti di crisi come questo che si deve agire per rendere la macchina statale più efficiente e più efficace, ricorrendo ai migliori esperti internazionali per importare le best practices nella gestione di organizzazioni complesse. Una simile impresa ha un grado di complessità tale da non potersi ipotizzare la sua realizzazione in un arco temporale breve; nelle more della sua implementazione (che deve essere guidata da una rigorosa pianificazione di tempi e metodi) la realizzazione immediata degli investimenti richiede pertanto iter autorizzativi semplificati con rigorosi controlli ex post: la ricostruzione del ponte Morandi è un esempio da assumere a riferimento.

Un piano che contenga anche le misure sopra indicate rilancerebbe l’economia del Paese e ne aumenterebbe la credibilità sul piano europeo, rimuovendo quella diffidenza che ostacola l’introduzione di forme di condivisione del debito. Tutto ciò richiede, tuttavia, un cambio di passo: sulle speculazioni politiche di corto respiro deve prevalere una visione sui cambiamenti da realizzare nel medio-lungo periodo, con l’attenzione rivolta all’impegno, che tutti dobbiamo sentire, di consegnare alle generazioni future un Paese con potenzialità paragonabili a quelle del Paese che abbiamo ereditato.

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