La ristatalizzazione di ampie parti dell’economia potrebbe essere il «delitto perfetto» a cui si preparano i neo statalisti. Sul Corriere della Sera, Angelo Panebianco prende di mira i finti keynesiani, quelli che definisce i «keynesiani de’ noantri», che circolano oggi con la stessa arroganza dei vecchi «boiardi», molti dei quali non hanno mai letto un rigo di Keynes. Credono (sbagliando) – sostiene Panebianco – di ispirarsi all’economista britannico. Soprattutto credono (sbagliando di nuovo) di avere capito una cosa: pensano che sia un progetto economico esaltante «far fare buche» (a spese dello Stato) e poi farle riempire. Costoro ce l’hanno col «liberismo» (parola inventata in Italia). Puntano il dito contro i «fallimenti del mercato» che, certamente, di tanto in tanto ci sono. Ma glissano sistematicamente sui numerosissimi e gravissimi fallimenti dello Stato. Naturalmente, i neo statalisti non ritengono che il debito pubblico e la sua sostenibilità siano un problema. La forza dei neo-statalisti e la debolezza dei «liberisti» (le virgolette sono d’obbligo) dipendono da un semplice fatto: i costi delle politiche apprezzate dai primi sono altissimi ma quasi invisibili nell’immediato. Invece, i costi delle politiche sostenute dai «liberisti» (virgolette) sono bassi ma anche visibilissimi, immediatamente visibili. , conclude Panebianco. Per la sfortuna dei neo statalisti, si sta determinando però una pericolosa sovrapposizione fra la divisione mercato/Stato e la divisione Nord/ Sud, una sovrapposizione che, alla lunga, potrebbe fare correre qualche rischio alla stessa unità nazionale. È possibile che sia proprio questa la zeppa che finirà per bloccare l’ingranaggio, la barriera contro cui andrà a sbattere il movimento di restaurazione (di ristatalizzazione dell’economia) che oggi procede al galoppo.








