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Padre Paolo Benanti, teologo morale: “Sull’Intelligenza Artificiale, beate le menti rapide”

“Non c’è nessun artefatto tecnologico che non possa essere usato come un’arma, questo ci deve rendere realisti e ci deve dire che non c’è strumento di intelligenza artificiale che non possa essere usato bene o male.

La vera sfida, quella più urgente, è di prendere coscienza della velocità di questi processi d’innovazione per non subirli passivamente, ma costruirli per poter andare nella direzione che desideriamo”.

Padre Paolo Benanti, teologo morale, accademico ed esperto di intelligenza artificiale a livello mondiale, da meno di una settimana ha preso il posto di Giuliano Amato alla presidenza della Commissione governativa sull’AI per l’informazione.

“Sono molto grato di questa fiducia”, spiega il presbitero a Milano Finanza.

“La Commissione ha iniziato i lavori da più di due mesi, il mio è stato un cambio di un ruolo organizzativo in una squadra.

Quello che c’è da fare ora è valorizzare il lavoro dell’intero team e portare a termine il lavoro iniziato.

L’attenzione su questo tema, anche a livello mondiale, si sta alzando.

L’Italia non deve farsi trovarsi impreparata”.

La stessa premier Giorgia Meloni ha infatti individuato l’AI come una delle priorità della presidenza italiana del G7.

Il compito della cosiddetta Commissione Algoritmi è di consigliare Palazzo Chigi su eventuali strategie da seguire per gestire le implicazioni dei software d’intelligenza artificiale sul settore dell’informazione e dell’editoria.

“Il legame tra AI e informazione è cruciale.

Per questo in Commissione”, spiega ancora Benanti, “stiamo raccogliendo tutto ciò che è emerso dalle differenti audizioni (con giornalisti, ordine, editori, piattaforme) per portare a galla quelli che sono gli elementi di sfida tra la digitalizzazione e l’uso dell’AI nell’informazione.

Tra i temi principali su cui stiamo lavorando c’è quello di come questi strumenti possano intaccare una professione di grande valore, quella del giornalismo, per il funzionamento democratico del Paese, quello della sostenibilità del sistema editoriale e come questi nuovi strumenti possano essere in qualche misura normati per mantenere ancora le cose compatibili con la natura della professione e con il funzionamento del settore industriale”.

Ma quanto è pensabile mettere dei paletti normativi a questo tema?

“Se utilizziamo la metafora dell’automobile”, spiega Benanti, “è il momento in cui abbiamo cominciato a distribuire un qualcosa che va molto più veloce dell’uomo.

Per evitare incidenti abbiamo posto dei guardrail e abbiamo chiesto che gli operatori fossero consapevoli del funzionamento della macchina.

Alla luce di questo possiamo pensare innanzitutto anche per l’AI a una sorte di guardrail e poi a formare ancora di più la parte umana che andrà a interagire con essa.

Per questo l’educazione è fondamentale.

Questa, a grandi linee, è la sfida di cui stiamo parlando”.

Una sfida spinosa che comincia a giocarsi anche su altri piani.

Di recente la notizia dell’azione legale del New York Times contro Microsoft e Open AI per violazione del copyright, causa basata sul sospetto che queste ultime abbiano “addestrato” i propri modelli di intelligenza artificiale “copiando e utilizzando milioni” di articoli pubblicati dalla testata.

“Si tratta di un caso molto importante a cui guardare”, sottolinea il professore, “è chiaro che è tutto da scoprire quali saranno gli esiti e cosa comporterà il tipo di azione legale che il Nyt ha messo in atto.

Sicuramente si tratterà di un precedente importantissimo da guardare con somma attenzione proprio per le delicatezze che tutto questo ha da quest’altra parte dell’oceano”.

Intanto l’Europa non sta a guardare e ha già posto i primi paletti a un obiettivo ambizioso ma impellente: la prima legge al mondo per regolamentare l’intelligenza artificiale.

“L’AI Act dell’Unione Europea è ancora in fase di atterraggio, sebbene, ci sia l’accordo”, spiega Benanti, “ma anch’esso costituisce un altro precedente fondamentale perché fa del nostro continente il primo con una sorta di guardrail legale che tutela e protegge i diritti dei cittadini.

Sarà importante guardare con estrema attenzione come verrà implementato, con che tempi e con che modalità anche se riguarda meno il settore industriale dell’editoria e molto di più il diritto dei cittadini in uno spazio democratico europeo e i limiti per evitare che le persone possano essere manipolate da fonti non attendibili basati sull’AI”.

Una fragilità, quella dell’industria dell’AI, che emerge prepotente nella paura che si possa sostituire al lavoro umano.

“E’ evidente che l’automazione in generale dall’inizio della rivoluzione industriale abbia cambiato il mondo del lavoro e lo continui a cambiare”, afferma Benanti.

“Tra i compiti della Commissione ci sarà proprio quello di capire l’impatto che l’AI può avere sul mondo del lavoro e come tutelare in particolare una professione speciale, quella del giornalista.

Mi è sempre piaciuto il motto del Washington Post, ‘La democrazia muore nelle tenebre’.

Nel giornalismo c’è una forte missione sociale, una vocazione democratica altissima, perché consente ai processi democratici di esistere e istruirsi.

L’automazione dell’informazione lo porterebbe all’estinzione”.

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