“Abbiamo un comparto produttivo italiano molto particolare, con un grande tessuto di pmi che non hanno una dimensione adeguata per permettersi una ricerca e sviluppo interno per sviluppare soluzioni endogene di intelligenza artificiale.
È possibile che le imprese siano costrette a ricorrere a soluzioni esterne, e a quel punto chi fornisce la soluzione ha il potere di sottrarre parte dei margini di ricavo stabilendo la tariffa su questo servizio, questo potrebbe diventare un detrimento enorme alla sussistenza sul mercato di queste entità”.
Lo ha detto padre Paolo Benanti, presidente del Comitato AI presso il Dipartimento per l’editoria, aggiungendo che “l’alternativa sarebbe la prima grande sponda da fare: è successo in passato con le comunicazioni, l’elettricità, la chimica, quando abbiamo avuto grandi aziende nazionali.
Non so se dobbiamo pensare, per come è fatto il tessuto produttivo italiano, a una grande soluzione nazionale che possa assumere a sé i costi di questa innovazione e riversarli come competitività sul territorio, perché le aziende li possano sfruttare”.
“E’ un’operazione che forse siamo ancora in tempo per fare, non è troppo tardi, garantirebbe al Paese, con questa particolare costituzione aziendale, di poter vivere questa stagione da protagonista.
Avere qualcosa di trasversale, afferente a un sistema comune, prodotto o favorito dal legislatore, potrebbe avere un leverage molto importante”, ha sottolineato.
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