L’oro mette a segno una nuova giornata da record attestandosi, alla chiusura delle borse europee a 5.090 dollari l’oncia (+2,07%), dopo avere sfiorato anche i 5110 dollari.
Un nuovo balzo, spinto da due leve: l’incertezza che domina l’attuale scenario geopolitico e spinge gli investitori verso quello che i tecnici chiamano un ‘bene rifugio’, e una contestuale e progressiva erosione di fiducia nei confronti di un altro asset da sempre considerato affidabile in tempi di crisi, cioè i treasuries Usa.
Lo spiega all’Adnkronos Giorgio Di Giorgio, docente di politica monetaria alla Luiss Guido Carli di Roma.
“L’oro è un ‘bene rifugio’ perché è facile mantenerlo, non necessariamente in modo retail, ma è semplice tenere il possesso presso intermediari specializzati e non perde valore nel tempo e dà la possibilità di investire in un asset durevole e non deperibile, soggetto a oscillazioni minori rispetto a quelle altri strumenti finanziari il cui andamento può essere negativamente influenzato da notizie di tipo politico, climatico, sociali o economico”.
Per questo, sottolinea l’esperto, “ci sono compratori e detentori solidi di questo asset, tra cui anche Banche centrali” fattore che lo rende “particolarmente appetibile in tutti i momenti in cui cresce l’incertezza”.
Inoltre, “è anche un momento propizio per le condizioni che caratterizzano gli altri mercati: le azioni sono ancora molto alte nonostante i tanti elementi di incertezza che caratterizzano i mercati soprattutto dopo il boom nel 2024-25, e i mercati obbligazionari sono caratterizzati da rendimenti meno attrattivi e che possono vedere ulteriori spazi di riduzione nei rendimenti.
Oggi non è facile consigliare a un investitore dove mettere i risparmi: in questo contesto alcune materie prime o beni rifugio sono molto appetibili” – ribadisce Di Giorgio.
Alla natura dell’oro si sommano anche le tensioni che caratterizzano in questo momento la politica estera e interna degli States: “Tipicamente, oltre all’oro, un altro asset su cui investire in tempo di incertezza è il debito di un paese economicamente trainante come gli Usa, ma quello che sta accadendo sta minando la sua credibilità e affidabilità” – motivo per cui attualmente i treasuries americani hanno meno appeal.
Una ‘disaffezione’ che, quindi, orienta anche buona parte dell’acquisto di oro.
Non si tratta però di un fenomeno di oggi: “L’aumento del prezzo dell’oro è un trend che va avanti da diversi anni”.
Come ogni asset, poi, anche l’oro risente della volatilità sul medio-breve periodo, e dunque è plausibile che “prossimamente continuerà a rimanere su valutazioni elevate, almeno finché non si stabilizzerà la situazione geopolitica, sarà il principale bene su cui andranno gli acquisti”.
“Marcati rialzi sono un tratto dei momenti di crisi economica”
Una tesi, questa, che trova spazio anche nell’ultima congiuntura elaborata dall’ufficio studi di Confindustria, dove si segnala come i ‘marcati rialzi’ registrati dall’oro siano un tratto tipico dei ‘momenti di crisi economica’.
Fino ad aprile 2025, sulla scia degli annunci di dazi e poi da agosto con l’aggravarsi delle tensioni internazionali, il prezzo ‘è salito rapidamente, superando i 4.000 dollari l’oncia nei mesi finali e toccando un picco di 4.700 dollari a gennaio 2026’; una curva già osservata, osserva il Csc, ‘a cavallo di shock recenti, pur su valori meno elevati’.
Durante la pandemia, ad esempio, l’oro ha sfiorato i 2.000 dollari e nel 2022-2023, con la guerra in Ucraina, i prezzi sono risaliti poco oltre quei livelli.
Colpa di alta volatilità o incertezza?
Per rispondere si può guardare al cosiddetto ‘indice della paura’, ossia l’indice Vix, che misura proprio il grado di incertezza economica.
Ad aprile 2025, ricordano i tecnici di viale dell’Astronomia, ‘è salito al picco di 24,7, ancora più basso dei valori toccati nel 2020 e 2022’.
Ma attenzione: “A fine 2025 e inizio 2026, invece, non mostra nuovi picchi”.
Il Vix dà la temperatura della volatilità implicita del mercato azionario Usa, cioè quanto le quotazioni sono incerte e ‘ha mostrato nei recenti shock una alta correlazione con il prezzo dell’oro, legata al rischio percepito dagli investitori: in periodi di forte instabilità, il VIX raggiunge il picco, indicando un contesto incerto tra gli operatori di mercato; proprio in queste fasi, cresce la propensione degli investitori a cercare sicurezza nell’oro’.
Oggi invece, l’oro è ai massimi, il Vix no: “È in gioco, dunque, qualche altro fattore” – si legge nell’analisi del Csc.
In questo scenario entra in scena la recente perdita di fiducia verso gli Usa, a causa delle politiche commerciali e dei dubbi sulla sostenibilità del debito, salito al 120% del Pil nel corso dell’anno passato, insieme alle tensioni geopolitiche con altri paesi e alle pressioni interne sulla Federal Reserve.
Tutti fattori che hanno innescato vendite dei titoli pubblici americani, causando l’aumento dei rendimenti dei Treasuries (sui decennali al 4,29% nel 2025, da 2,40% medio nel 2010-2019).
Una ‘fuga’ che, sul fronte valutario, ha indebolito il dollaro rispetto all’euro: a gennaio 2026 la svalutazione è del 13% su gennaio 2025 (1,17 dollari per euro già a luglio, da 1,04).
Da qui, la penalizzazione delle quotazioni Usa rispetto a quelle del Vecchio Continente, con la Borsa americana che, nel 2025, è salita decisamente meno di quelle europee (+14,0%, rispetto a +20,0% in Germania e addirittura +28,4% in Italia), senza accennare a invertire rotta anche a gennaio 2026 (+0,9% mensile sull’S&P 500, molto meno del +3,3% a Milano e +3,7% a Francoforte).
Secondo Confindustria, “i fattori oggi in gioco lasciano alle Borse europee la possibilità di crescere di più e ciò rende relativamente più facile il finanziamento tramite azioni per le aziende italiane o tedesche.
Le risorse che le imprese possono reperire sui mercati azionari sono importanti per finanziare gli investimenti, in una fase in cui l’autofinanziamento si è assottigliato per il calo dei margini e il canale bancario si è risvegliato da poco”.
Anche gli analisti sembrano dello stesso parere.
“Con le banche centrali che hanno intensificato gli acquisti di oro nell’ultimo anno e uno scenario macroeconomico che continua a favorire l’accumulazione del metallo prezioso, si prevede un aumento dei prezzi dell’oro nel prossimo futuro” – spiega Mark Haefele, chief Investment Officer di Ubs Global Wealth Management, evidenziando come l’oro abbia dimostrato ancora una volta “la sua utilità come copertura del portafoglio”.
Con l’ultimo aumento a nuovi livelli record, l’oro – calcola Ubs – è cresciuto di circa il 17% quest’anno, aggiungendosi al rialzo del 65% dello scorso anno.
“Oltre alla Groenlandia, i persistenti focolai geopolitici come l’Iran, Gaza o l’Ucraina e le incertezze interne relative alle decisioni dei tribunali statunitensi e alle elezioni di medio termine potrebbero nuovamente alimentare aumenti periodici dei prezzi.
La domanda è ulteriormente sostenuta dalle preoccupazioni sull’indipendenza della Fed e da un cambiamento globale che si allontana dalle valute legali” – prosegue l’analista, che prevede un aumento degli acquisti di oro da parte delle banche centrali “fino a 950 tonnellate metriche nel 2026, insieme a una domanda costante da parte degli investitori”.








