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Nicolò Fasola e Andrea Gilli (il Sole24Ore): «La guerra lampo in Ucraina è fallita, ma in Russia non c’è spazio per l’idea di una sconfitta»

Come spiegano Nicolò Fasola e Andrea Gilli dalle colonne del Sole24Ore, il piano originario di Putin di una guerra lampo è fallito. Sin dall’inizio della campagna in Ucraina, le forze armate russe hanno accumulato più fallimenti che vittorie.

Nel suo discorso durante la parata del Giorno della Vittoria Vladimir Putin non ha potuto dichiarare una nuova vittoria. Non soltanto la presa di Kiev, ma anche la conquista di altre maggiori città ucraine a nord, sud e sud-est del Paese è fallita, fatte salve alcune eccezioni (Kherson, Mariupol).

Le forze armate russe si sono ritirate dal quadrante nord/nord-est dell’Ucraina da ormai un mese, per concentrare i propri sforzi sul Donbass e zone limitrofe.

La necessità di mettere in sicurezza la propria retroguardia potrebbe costringere lo Stato Maggiore russo a distogliere truppe e mezzi dal completamento di quella che è attualmente la missione principale — ossia la “liberazione” del Donbass.

Già ora – spiegano Fasola e Gilli – la performance russa lungo tale direttrice manca di mordente. Il tentativo di circondare e annientare le truppe ucraine nelle regioni di Donetsk e Luhansk procede lento, “ostacolato da quattro fattori correlati”.

Primo, il perdurante calo del morale delle truppe russe. Secondo, il progressivo venir meno delle risorse umane e materiali di più alto profilo e dunque più utili al conflitto, il che costringe Mosca a dispiegare truppe sempre meno addestrate e mezzi sempre meno moderni. Terzo, la riduzione della capacità dell’industria bellica russa di venire incontro alle esigenze della guerra, sotto il peso delle sanzioni. Infatti, fonti di intelligence affermano che le forze russe e filo-russe stiano tentando di riattivare le acciaierie presenti nei pressi di Mariupol.

Infine, e per contro, va considerata l’apparente, continua capacità della resistenza ucraina di esercitare attrito sulle forze dell’aggressore, anche grazie all’incessante flusso di aiuti militari da occidente.

Questa guerra – concludono -, per il Cremlino, ha un valore pressoché esistenziale e ciò non lascia spazio all’idea di una sconfitta. La questione irrisolta è la reazione di Mosca, se più orientata all’escalation, anche nucleare, o se invece, sarà costretta ad accettare l’esito del campo e i limiti materiali alla sua forza militare.

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