Anche se la direttiva europea non lo impone, l’Italia avrebbe bisogno di introdurre un salario minimo per legge visto che in molti settori i livelli sono inadeguati.
A sostenerlo, in un’intervista alla Stampa, è Nicolas Schmit, commissario europeo responsabile del Lavoro, che all’inizio di dicembre arriverà in Italia proprio per discutere con Confindustria e con il Parlamento l’esigenza di garantire stipendi decenti.
“La direttiva non dice che i Paesi che hanno un elevato livello di contrattazione collettiva non devono introdurre il salario minimo.
vero, ci sono Paesi come l’Austria o la Svezia che non ne hanno bisogno.
Ma l’Italia è un caso particolare perché ha un tasso di copertura della contrattazione collettiva, ma al tempo stesso presenta settori interi con stipendi molto bassi.
E dunque la questione si pone.
L’obiettivo della direttiva è assicurare salari decenti e adeguati al costo della vita”, spiega il commissario.
Per Schmit, “i livelli bassi dei salari disincentivano le persone a lavorare o le spingono a farlo in nero.
Un salario minimo potrebbe essere un elemento positivo per contrastare questa dinamica perché fornirebbe un incentivo a entrare nel mercato occupazionale.
Inoltre, l’Italia soffre di un altro problema: la fuga dei giovani che hanno deciso di lasciare il Paese.
Quelli qualificati, ma non solo.
I ristoranti di Bruxelles sono pieni di lavoratori italiani perché le condizioni e i salari sono migliori.
Avere un salario minimo decente ed adeguato potrebbe incitare molti giovani a restare in Italia.
Si tratta di un dibattito che deve essere affrontato in maniera molto seria”.
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