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Emanuele Montomoli (docente Sanità Pubblica Università di Siena): «Effetti collaterali AstraZeneca: approfondire predisposizione alla coagulazione del sangue»

«Chi doveva fornire linee guida precise e infondere fiducia ha fatto casino. L’unica cosa sensata è verificare se chi ha patologie legate alla coagulazione del sangue è più esposto a eventi avversi con AstraZeneca: non ci sono ancora evidenze scientifiche, la questione va approfondita. Deve essere questo secondo me il criterio per decidere a chi somministrarlo: non l’età». Lo afferma Emanuele Montomoli, professore di Sanità Pubblica all’Università di Siena, fondatore e responsabile scientifico di VisMederi, società che valuta la risposta immunitaria dei vaccini, in un’intervista a Libero.

«Gli effetti collaterali legati al vaccino AstraZeneca, così come a Pfizer e agli altri, si verificano quasi sempre subito dopo la prima dose, lo ha certificato l’Aifa, quindi non mi sarei preoccupato più di tanto del richiamo. Poi è chiaro che in questo momento non abbiamo la certezza che si tratti di un prodotto sicuro al 100%, un minimo di rischio c’è sempre, ma è così per tutti i farmaci, non solo per quelli contro il Covid» spiega.

«Avrei sospeso Astrazeneca per una settimana, il tempo di studiare il caso della povera Camilla e gli altri 2-3 degli ultimi giorni» sottolinea «Bisogna analizzare la correlazione della vaccinazione con le patologie pregresse, è questo il punto, altrimenti si continuano a dare informazioni a caso e si terrorizza la gente».

Quanto ai dati degli effetti collaterali di Astrazeneca, secondo Montomoli «percentualmente sono quasi identici a quelli di Pfizer. Astrazeneca è allo 0,23%, e solo un decimo ha avuto conseguenze gravi. Pfizer è allo 0,21. Un’altra certezza è che l’effetto collaterale grave più diffuso di Astrazeneca è la trombosi, mentre per gli altri vaccini i fenomeni avversi sono più eterogenei».

«Lavoro in questo campo da trent’ anni e troppo spesso l’anamnesi viene sottovalutata, non parlo solo dei vaccini anti-Covid: la gente va al distretto sanitario, gli viene fatto firmare un consenso informativo scritto in “Times 4”, non viene spiegato niente, si compila un questionario in 30 secondi e poi ti fanno l’iniezione. Alla fine va sempre tutto bene, però una volta su un milione no» sottolinea. E sulle migliaia di disdette per paura di Astrazeneca, conclude: «Logico: c’è troppa confusione, c’è paura. Però vorrei anche sottolineare che senza Astrazeneca alcuni Paesi, tra cui l’Italia, sarebbero ancora in piena pandemia».

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