La vera sorpresa di Parigi sono state le sfilate fisiche, ufficializzate solo pochi giorni prima dell’inizio della fashion week.
Nemmeno i buyer ne erano a conoscenza. Uno sforzo per tornare alla normalità, sull’onda del successo di Milano, premiato dai compratori intervistati da MFF, anche se la settimana della moda parigina non è riuscita a eguagliare quella milanese.
Gli applausi prevalentemente virtuali – dato che alla kermesse hanno partecipato quasi esclusivamente addetti ai lavori francesi – sono andati innanzitutto a Dior, Chloe’, Isabel Marant, Dies Van Noten, Miu Miu, Acne Studios, con Balmain e Ami Paris che si sono distinti anche per gli show di particolare effetto.
Promosso il debutto di Matthew Williams da Givenchy. Tra i nomi più giovani, spiccano Coperni e Cecilie Bahnsen. Sul fronte video, in primo piano Loewe, Marine Serre e Rick Owens. Grandi assenti Saint Laurent, Celine e Valentino, quest’ultimo tra i protagonisti di Milano.
“Ero tra i pochissimi buyer stranieri presenti a Parigi, ho apprezzato molto il tentativo fatto da diversi brand di riportare la fashion week alla normalità, seppur ottenendo meno attenzione di Milano”, ha detto Riccardo Tortato, head of buying department di Tsum (Mercury group).
“Scenografico e coerente lo show di Isabel Marant, belle la location e il format di Chloé, ottima la collezione di Gabriela Hearst, così come digitalmente Loewe”, ha aggiunto Tortato, assicurando budget in crescita.
“Anche Parigi si è giocata tra virtuale e fisico, ma sembra non sia riuscita a suscitare l’interesse di Milano”, ha confermato Beppe Angiolini di Sugar.
“Dall’omaggio alle donne di Dior all’immagine forte e pulita di Givenchy fino alla sognante realtà e fantasia di Miu Miu: sono tra le collezioni con una visione estremamente contemporanea del womenswear”, ha proseguito Angiolini.
“Purtroppo non c’ero, ma gli show visti online sono stati realizzati molto bene: i brand hanno mostrato risorse digitali davvero eccezionali. Fantastico il digital movie di Marine Serre. Ottimo e coinvolgente il wall concept di Loewe. Futuristico ma, al contempo, decisamente attuale Rick Owens”, ha commentato Tiffany Hsu, fashion buying director di Mytheresa.
“Parigi offre sempre tra luxury player e giovani scoperte una scelta importante. In questa tornata, belli i sequel dei show-in-a-box di Lowe e J.W. Anderson, entusiasmante il debutto di Matthew Williams da Givenchy per la forte immagine e l’interessante reinterpretazione dei pezzi d’archivio. Miu Miu è stata fresca, giovane, colorata e molto Miuccia. Ottimi Acne studios e il daywear di Paco Rabanne. Tra i marchi più giovani: Coperni, Cecilie Bahnsen e Marine Serre”, ha detto Federica Montelli, head of buying di Rinascente.
Mentre Alix Morabito, fashion director di Galeries Lafayette ha particolarmente apprezzato, tra gli altri, lo show di Ami Paris, ribadendo, in generale, il valore della sostenibilità e circolarità nella moda.
Non ha dubbi Gabriele Pancheri, head of buying di G&B, Negozio: “Questa volta Milano ha battuto Parigi, grazie tra l’altro al ritorno di Valentino. La capitale francese, orfana anche di Saint Laurent e Celine, ha però colpito nel segno con Dior, Ami Paris, Isabel Marant e Dries Van Noten, oltre al buon inizio di Givenchy con una spettacolare nuova borsa a trapezio. Bello lo show di Balmain, con l’idea di far partecipare virtualmente i propri ospiti. Ottima la presentazione di Loewe. Bene Coperni”.
Per Denis V. Evstafiev di Fashionistas concept: “Questa fashion week è sembrata un atto di resistenza: tutti hanno cercato di essere positivi e guardare avanti. Alcuni designer hanno spinto sui punti di forza del loro dna, altri hanno reinventato il guardaroba post Covid. I tanti abiti lunghi e da sera hanno dato l’impressione che torneremo presto alla normalità. Top show: Herme’s, Dior, Isabel Marant, Balmain”.
Sul fronte delle proposte per la prossima estate: “Il tailoring è presente in versione sia più rilassata e genderless, sia più aderente e femminile. I colori accesi, con viola, rosa e arancio come novità, accostati a toni naturali. Le gonne in molteplici interpretazioni a partire dalle mini, tanti anche i top, con maglia e uncinetto in primo piano”, ha detto Montelli.
“Stile hippy, borse oversize, spalle larghe, maniche a sbuffo, tinte acide anni 80 e metallizzati domineranno”, ha detto Evstafiev. “Il glamour anni 80, con tanti colori luminosi. Fermo restando l’importanza del daywear che interpreta meglio le esigenze del periodo. Ho apprezzato molto Dior, Ami Paris, Chloé e Isabel Marant, oltre all’innovativa Schiaparelli”, ha raccontato Tiberio Pellegrinelli, buying consultant per luxury multibrand.
“Belle Dior e Balenciaga. L’abbigliamento in generale punta a forme più confortevoli, come conseguenza delle restrizioni. E la moda deve diventare sempre più sostenibile: nulla del passato va buttato, bensì trasformato in altro di più concettuale”, hanno concluso Amos e Angela Adani de La Boutique di Adani, affrontando il tema della circolarità sempre più sentito da buyer e consumatori.








