«I fondi del Recovery Plan possono essere una straordinaria occasione per il Paese, ma ci sfidano: se il governo non presenterà a Bruxelles un piano all’altezza, l’Italia non riceverà i fondi europei».
Lo sostiene l’ex ministro degli Esteri Enzo Moavero intervistato su «Repubblica» da Alberto D’Argenio.
Come valutare secondo Moavero quindi il Recovery Fund da 750 miliardi proposto da Bruxelles e ora negoziato dai leader? «Dopo un inizio esitante, l’Europa ha intrapreso una strada inedita per aiutare a rilanciare l’economia fiaccata dalla crisi del Covid. È un elemento positivo: i fondi sono ingenti e mi auguro si trovi l’accordo. Nel frattempo, in Italia, il dibattito si è focalizzato sulle cifre che potrebbero essere stanziate, ma non dobbiamo perdere di vista l’altra questione nodale: come utilizzarle al meglio».
«La spesa dei fondi sarà gestita direttamente dalla Commissione europea con regole e controlli inusuali e meticolosi. Deve servire a due obiettivi: progetti di investimento coerenti con Green deal e digitalizzazione e riforme strutturali in linea con le raccomandazioni che ogni anno l’Unione indirizza agli Stati. Dunque, interventi, lavori pubblici e riforme normative e di sistema che potrebbero farci fare un epocale salto di qualità».
«Ma tutti, in Italia, conosciamo la difficoltà a realizzare opere pubbliche, a rendere più efficiente la pubblica amministrazione e la scuola, ad accorciare i tempi dei processi e a raggiungere un’equità tributaria».
«Penso che, alla fine, ci saranno fondi supplementari, ma specie i cosiddetti paesi frugali insisteranno sulla severità delle condizioni per erogarli e sull’effettivo rilievo di quanto si farà con questi finanziamenti. Questo significa che non c’è tempo da perdere. Contano i fatti, non le parole, dobbiamo essere pronti».








