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Stefano Micossi (economista): «Il governo alla prova Kkr-Tim»

Sulla questione KKR-Tim, l’economista Stefano Micossi assume il punto di vista dell’ex amministratore delegato di Telecom Italia, Vito Gamberale, che ha affermato come «[Se KKR] compra il salame intero, dato che un salame costa meno intero che comprato a fette, di sicuro lo rivenderà a fette. E la prima delle fette sarebbe la rete».

«Ma ciò non risolve il problema per gli azionisti e per il governo» spiega Micossi su InPiù.net. «Per gli azionisti, la tentazione di uscire a un prezzo che potrebbe salire (fino a 90 centesimi?) è forte, dopo anni di under performance del titolo. Per il governo, il problema di politica pubblica riguarda la rete e Sparkle. Sulla rete, è ormai chiaro che la Commissione europea non consentirebbe che essa resti sotto il controllo di TIM, quindi vendere bisogna in ogni caso, o almeno cedere il controllo della sua parte. Quanto a Sparkle, vi è un evidente interesse pubblico a non perderne il controllo, però si può negoziare come».

«Resta sullo sfondo la questione annosa della debole posizione finanziaria di TIM, che richiederebbe una robusta iniezione di capitale – almeno se si vuole che TIM prenda a investire in nuovi servizi. Quindi non è detto che il governo debba opporsi all’OPA di KKR; basta fissare chiare condizioni per l’acquirente. Di certo sarebbe un errore da non ripetere quello di far desistere con strumenti di politica pubblica l’acquirente, senza che vi sia una ripresa d’iniziativa dell’azionariato attuale di TIM, che le consenta di uscire dall’impasse che paralizza da troppo tempo la società». 

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