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Carlo Messina (CEO Intesa Sanpaolo): «No alla patrimoniale, ma bisogna valorizzare il risparmio degli italiani»

“Sono totalmente contrario a una” imposta “patrimoniale  ma sono totalmente favorevole a individuare modalità per valorizzare il risparmio degli italiani e anche per agevolare i fondi pensione a sottoscrivere titoli di Stato”.

Lo ha affermato il ceo e consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, rispondendo a una domanda nel corso del convegno della Fisac-Cgil  “Idee per una finanza sostenibile”.

“La crescita è fondamentale ma bisogna parallelamente stare attenti al rapporto debito/Pil, anche se in questo momento non è molto di moda parlarne. Sin da ora bisogna progettare e individuare elementi per far sottoscrivere più titoli di Stato agli italiani e convogliare il loro grande risparmio. Una rotazione troppo rapida dei Governi è sbagliata: serve continuità per programmare e fare investimenti”, ha aggiunto accennando al confronto con la Germania.

Secondo gli ultimi dati pubblicati da Banca d’Italia la pandemia ha causato la peggior contrazione dei redditi privati degli ultimi vent’anni, ma al contempo ha fatto impennare il risparmio. Si è generato un risparmio netto pari a 51,6 miliardi, che ha fatto impennare il tasso di  risparmio, passato al 9,2% dal 2,8% registrato alla fine del 2019. Questa dinamica è opposta rispetto a quanto accaduto durante le due precedenti crisi. Particolarmente significativo l’andamento del circolante e dei depositi, aumentati nel semestre rispettivamente di 11,3 e 35,4 miliardi, le variazioni più ampie dall’avvio della moneta unica nel primo caso e dal 2012 nel secondo.

Inoltre, durante la pandemia le famiglie italiane sono tornate ad acquistare titoli di Stato. Dopo oltre un anno di disinvestimenti in  titoli pubblici (-23,6 miliardi nel 2019), nella prima metà del 2020 le famiglie hanno acquistato Bond e Btp per 5,1 miliardi (mentre sono state registrate vendite di altri titoli per 11,6 miliardi). Gli acquisti si sono concentrati nel secondo trimestre, quando le famiglie hanno assorbito titoli per 9,9 miliardi, pari a circa il 9% delle emissioni nette, più che compensando le vendite per 4,8 miliardi registrate nel primo trimestre. Sempre nel primo semestre del 2020, le banche italiane hanno acquistato titoli di Stato per quasi 60 miliardi. Lo stock di titoli di Stato italiani in portafoglio ha raggiunto l’11 per cento del totale delle attività finanziarie del sistema bancario, il valore più elevato degli ultimi venti anni.

Messina ha quindi ricordato che Intesa Sanpaolo è il primo creditore dello Stato dopo la Bce. Per il banchiere il tema della crescita, molto presente nelle parole del Governo e in particolare di Mario Draghi, è importantissimo ma non va dimenticato il nodo del debito pubblico.

“Sottolineo la forte attenzione posta da Draghi nel programma sull’accelerazione della campagna vaccini e sull’attivazione di Next Generation Eu. Sulla necessità di modernizzare il Paese attraverso le riforme: questo è l’elemento più importante. Noi abbiamo a livello di impieghi un terzo del Pil dell’Italia. La possibilità di poter erogare nuovo credito e gestire il risparmio delle famiglie italiane è un punto di forza per il Paese”, ha spiegato aggiungendo che Intesa Sanpaolo nei prossimi anni può erogare credito in quantità analoga al programma Next Generation EU.

Secondo i banchieri e i top manager intervenuti al convegno – da Carlo Cimbri a Marco Sesana – l’Esecutivo dovrebbe aumentare il dialogo con le grandi banche, i grandi player delle assicurazioni e le grandi imprese.

“Le relazioni tra il Governo e le aziende che operano all’interno del  Paese devono essere continuative. Draghi ha una reputazione senza eguali così come lo è quella di Intesa Sanpaolo: ognuno di noi deve fare il suo mestiere quindi non mi riferisco a una cabina di regia comune. Le soluzioni devono arrivare a terra e per accelerare la crescita bisogna essere in contatto diretto con chi lavora sul territorio e con l’economia. L’ascolto è fondamentale”.

Cimbri è dello stesso avviso. “Un confronto tra Governo e imprese avviene in tutti i Paesi del mondo senza che nessuno si scandalizzi. E’ il modo con cui la politica può esercitare in maniera professionale il mandato degli elettori, rimettendo al centro dell’asse il tema della competenza. Un dialogo non intacca la purezza del mandato della politica. In Italia ci si rivolge alle grandi imprese solo quando ci sono dei problemi, come ad esempio mettere in sicurezza B.Mps. Da un approccio estemporaneo occorre passare a un approccio strutturale che non è fare lobby, ma contribuire al sistema Paese”, ha spiegato il numero uno del  gruppo Unipol.    

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