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Meglio questo Patto di Stabilità che nessun Patto o che il vecchio Patto | L’analisi di Marco Zatterin

“Meglio questo Patto che nessun Patto”.

Così Marco Zatterin sulla Stampa aggiungendo che “meglio questo Patto anche del vecchio Patto, soprattutto perché nessuna intesa europea potrà rendere meno assoluto l’imperativo che s’impone ai Paesi ad alto debito, come l’Italia, di impegnarsi a coprire il mostruoso passivo che attanaglia la crescita e impedisce una più equa distribuzione della ricchezza.

Meglio il Patto subito, prima di Natale, a distanza di guardia dal voto europeo, perché adesso ci sono le regole del gioco che sfidano una sempre inevitabile incertezza.

Meglio un patto più flessibile, ancor più di quanto è sempre stato da quando ha smesso di essere ‘stupido’ (Prodi dixit), poiché nuovamente consentirà a Bruxelles di pungolare i meno misurati nella spesa senza mai punirli veramente come è accaduto finora.

Meglio un Patto complesso sebbene ragionevole che possa comunque fare un poco di paura a chi vuole spendere troppo.

Il vecchio Patto di Stabilità è morto.

Viva il nuovo Patto.

Non solo.

La decisione unanime sul Patto – sottolinea l’editorialista – è un segnale di unità importante in una stagione ingarbugliata, una mossa che ridisegna l’Unione della moneta e dell’economia nel giorno in cui arriva l’intesa dei migranti, altra mossa attesa da dieci anni.

L’accordo sui migranti pone le basi di un cambiamento di passo.

Se fallirà non sarà colpa di Bruxelles, ma delle capitali.

Lo stesso vale per il Patto di Stabilità.

Gli euroscettici diranno che è l’abituale pasticcio in salsa dittatoriale Bruxellese, figlio dell’asse franco-tedesco, dimenticando che è stato adottato da governi regolarmente eletti e dovrà passare per le assemblee nazionali.

Gli europeisti lo porgeranno all’opinione pubblica come un classico compromesso di mediazione.

La realtà è che l’intesa mette d’accordo tutti, fondata com’è sulla consapevolezza che il successo del governo della moneta unica non potrà che avvenire facilitando gli investimenti strategici e conducendo strategie fiscali prudenti che debellino il virus del debito.

Il bello è che i frugali potranno dire che gli spendaccioni sono imbrigliati.

E che il ministro Giorgetti – scrive ancora Zatterin – potrà cercare di convincere i suoi – compito difficile soprattutto per alcuni ‘giapponesi’ ignari della fine della guerra – che, sebbene potesse andare meglio, per l’Italia non è mai andata così bene”.

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