Secondo quanto emerso dal primo report congiunto sul settore vino spirits dell’Area Studi Mediobanca, l’Ufficio Studi di Sace e Ipsos – pubblicato oggi da Il Giorno (ed. Milano) – nel 2020 il fatturato dei maggiori produttori italiani di vino ha subito un calo del 4,1% (-6,3% il mercato interno, -1,9% l’estero), mentre le cooperative hanno contenuto la flessione al 2%.
Nel report, dedicato all’analisi dei mercati domestici e internazionali, si evince che «le imprese con fatturato 2020 in aumento hanno venduto vino base (meno di 5 euro) per il 70,8% del loro fatturato. Ma lo spostamento verso segmenti più alti appare solo rinviato. Buone notizie sul fronte export».
«Nel biennio 21-22 si attende un aumento dei consumi di vino del 3,8% l’anno per molti tra i principali mercati. Per i due grandi importatori di vino italiano la crescita media attesa annua è del 2% per gli Usa e del 3,1% per la Germania. Discorso a parte per il Regno Unito: crescita del 2,4% l’anno, ma prospettive complicate dagli sviluppi post Brexit».
«Opportunità possono arrivare da mercati già noti al vino italiano: Canada e Giappone segnano un consumo atteso in forte crescita (+5,9% annuo per entrambi). Ma è la Cina a mostrare uno dei maggiori potenziali con un +6,3% annuo nel biennio 2021-22. Le esportazioni italiane di vini e spirits valgono il 30% delle nostre vendite di alimenti e bevande oltreconfine e ammontano a 7,8 miliardi di euro nel 2020».
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