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Ezio Mauro (Repubblica): «Nel corso della crisi pandemica il welfare ci ha salvati»

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Nel corso della crisi pandemica il welfare ci ha salvati. Lo dice Ezio Mauro, sottolineando che «il welfare ci ha protetti dal virus nei mesi più critici con il miracolo generoso della sanità pubblica, ci ha sostenuto economicamente con la cassa integrazione quando le città erano sbarrate, ha portato a casa ai nostri figli un’istruzione che non potevano più raggiungere a scuola, ha salvato con il sussidio chi è rimasto tagliato fuori, senza più mezzi e risorse. Soprattutto la resistenza al male si è organizzata attorno al triangolo sanità-lavoro-famiglia, tre pilastri classici del welfare».

«La famiglia organizzava una rete domestica di protezione e sicurezza nell’attesa del vaccino, la sanità grazie al sacrificio di medici e infermieri curava chi era stato attaccato dall’infezione, il lavoro reagiva come forza di contrasto, di ribellione e di speranza, tenendo sempre acceso il motore del sistema: grazie all’impegno di chi era occupato nei servizi, nel commercio, nel trasporto, nella manutenzione, ed esponendosi ogni giorno nella sua postazione di mestiere consentiva agli altri – a noi – di rimanere al riparo dal pericolo di contagio», scrive su Repubblica.

«Al centro di questo triangolo c’è un elemento comune, che è la vera ragione sociale del welfare, capace di attraversare epoche diverse: il sentimento umano, politico e culturale di solidarietà. Oggi in più c’è anche la consapevolezza che il welfare è uno strumento di governo delle società complesse perché – come si potrebbe dire in una formula – costituzionalizza il bisogno e l’insicurezza, ammortizza la lotta di classe, obbliga lo Stato a rivelare una sua dimensione sociale. E di tutto questo investe direttamente la politica, come logica conseguenza del passaggio dalla carità alla solidarietà, dalla beneficenza all’assistenza, e cioè dalla compassione al diritto».

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