Maurizio Crippa (Il Foglio): «La didattica a distanza va difesa»

Sul Foglio Maurizio Crippa difende la scelta del governo di imporre la didattica a distanza per limitare i contagi. “Abbiamo scritto in lungo e in largo, opportune et importune, che le scuole dovevano restare aperte; che altri paesi europei non le hanno chiuse; che invece di pensare ai banchi a rotelle si doveva pensare agli autobus, e che scaricare sulla scuola i disastri dei commissari ad minchiam è da paese incivile. Ci siamo schierati con la ministra Azzolina, che questa battaglia ha sposato, e ha fatto bene. Abbiamo persino applaudito il maestro di Napoli che leggeva Rodari nei Bassi, e bravi pure i prof che fanno lezione nei parchi, un gesto civile di protesta mentre altri statali fanno sciopero. E ha fatto bene, per un giorno, anche Anita. Però poi basta.

Ci sono i contagi a palla, c’è la gente che muore. Saremo pure un paese disorganizzato e del piffero, ma davanti alla pandemia anche il diritto ad andare in classe è una belluria, una pretesa astratta. A dirla tutta, abbiamo spiegato anche le buone ragioni della didattica a distanza, e il gran lavoro fatto dai prof davanti al computer. Chi nega i meriti dell’innovazione digitale ha torto.

Poi, ovvio, lo sappiamo tutti che la scuola deve stare aperta. Ma dire, «la scuola è in presenza o non è» è una cazzata come i venerdì di Greta per il clima. La scuola a distanza «è un po’ meno», punto. Soprattutto è un capriccio inutile (degli adulti) dar retta a questa ragazzina, Anita di Torino, che ora la intervistano tutti, che sta col banco fuori dal portone e dice che rimarrà “in strada con la neve finché non riaprono la scuola”. Ok, l’ha fatto. Brava. Ma ora torni a casa, col suo computer. Che fuori c’è la gente che si ammala”.

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