“Ben vengano decisioni come quella di Bologna, e speriamo che tutte le municipalità decidano di precedere in questa direzione, senza farsi intimorire da chi osteggia tali provvedimenti, perché avvengono per restituire dignità alle città come luogo di aggregazione e relazione tra persone”.
È quanto sottolinea Matteo Maestri, Ceo di Estrima, azienda che produce e commercializza Birò, il più piccolo veicolo elettrico a 4 ruote, sui provvedimenti di riduzione della velocità a 30 km all’ora nelle città.
“Un tempo”, spiega Maestri, “le città venivano create dall’uomo e a misura d’uomo, per essere dei luoghi in cui l’ancestrale desiderio dell’uomo di aggregarsi ai suoi simili veniva soddisfatto.
Sono tutte nate attorno a dei centri in cui le persone potevano incontrarsi, confrontarsi, passeggiare e vivere la loro vita personale e relazionale.
All’inizio del secolo scorso le automobili hanno aiutato le persone che vivevano distanti a raggiungere tali centri e a partecipare a quella brulicante vita sociale, professionale e commerciale che in quei luoghi dava la massima espressione di sé.
Poi la situazione ci è scappata di mano, e le automobili da noi create si sono prese il loro spazio; il desiderio di sentirci comodi e protetti da esse ci ha portati a modificare l’assetto delle nostre città, in cui oggi chi passeggia si sente ostaggio delle auto attorno a sé, e quasi sempre lo spazio dedicato a camminare è minimo rispetto allo spazio dedicato a far transitare enormi auto, per lo più con un solo guidatore e nessun passeggero”.
“Chi cammina”, prosegue il Ceo di Estrima, “si trova relegato a degli stretti e spesso affollati marciapiedi al di fuori dei quali automobili e altri mezzi sfrecciano, rendendo le passeggiate degli scomodi percorsi tra semafori e passaggi pedonali, in cui le orecchie devono fare i conti con forti fastidiosi rumori e gli occhi cercano continuamente di evitare situazioni di pericolo.
Come ci siamo arrivati?
Assecondando con indolenza la nostra ingordigia, che ci porta a desiderare più facilmente ad aggiungere anziché a togliere, e abbiamo così trasformato le nostre città da luoghi destinati alle persone a luoghi destinati alle loro auto”.
“Per fortuna ogni tanto qualche provvedimento coraggioso cerca di contrastare questo individualismo a beneficio del senso di comunità, e tra questi il limite di velocità abbassato a 30 all’ora – come nel recente caso di Bologna – è un virtuoso esempio.
Certo, sarebbe meglio allargare i marciapiedi e restringere le strade, restituendo spazio vitale a chi la città vuole viverla e non attraversarla, ma nel frattempo obbligare a rallentare la velocità restituisce un po’ di calma e di sicurezza per tutti”.
“Per cui”, conclude il manager, “ben vengano decisioni come quella di Bologna, e speriamo che tutte le municipalità decidano di precedere in questa direzione, senza farsi intimorire da chi osteggia tali provvedimenti, perché avvengono per restituire dignità alle città come luogo di aggregazione e relazione tra persone”.
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