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Massimo Villone (costituzionalista): «Draghi, qualora fosse il designato al Quirinale, non dovrebbe dimettersi prima»

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“Draghi ha fin qui omesso accuratamente di dire che non è disponibile. Non può non sapere che l’unico modo di fermare il toto Quirinale è un’affermazione chiara: «Non contate su di me, non partecipo a questa corsa». Se non lo fa, magari motivando con ragioni di rispetto istituzionale, di fatto dice che è disponibile. Il silenzio contiene un messaggio. Non è uno che parla a caso. E non tace a caso”.

Il costituzionalista Massimo Villone, ex senatore, interviene sul nodo Quirinale.

Per l’art. 84 della Costituzione l’ufficio di presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica. Ma quando sorge l’incompatibilità? Non al momento del voto ma successivamente. Per l’art. 91 il neo eletto assume le funzioni dopo il giuramento. Dunque esiste un “intertempo” in cui il neo eletto non è incompatibile con la carica di presidente del Consiglio. In ipotesi, potrebbe anche rifiutare l’investitura. Nel medesimo tempo anche il presidente della Repubblica uscente mantiene le sue funzioni. Possiamo ipotizzare che subito prima del giuramento il neo eletto rassegni le dimissioni, e il presidente della Repubblica uscente le accetti con effetto immediato” spiega in una intervista al Domani firmata da Daniela Preziosi.

“L’art. 8 della legge 400/1988 prevede, per l’assenza o l’impedimento temporaneo del presidente del Consiglio, la supplenza di un vicepresidente o, in mancanza, del ministro anziano. Un’interpretazione estensiva ne suggerisce l’applicazione. Normalmente il presidente del Consiglio dimissionario rimane in carica con il governo per gli affari correnti. Ma in questo sarebbe impossibile, ci sarebbe un esecutivo dimissionario presieduto da un altro. Dopo il giuramento il presidente della Repubblica neo eletto gestirà la crisi di governo”.

“Da costituzionalista vorrei chiarire un punto: si eviti di giocare questa partita sulla Costituzione. Non vorrei che si arrivasse alla lagna “il nostro sistema è vecchio, fatiscente, non produce esiti, e quindi mettiamoci mano”. Invece è bene avere un sistema flessibile che consente esiti diversi. Rispondo alla domanda: ci sono scenari conformi alla Costituzione e scenari non conformi. Ad esempio, è conforme la rielezione di Sergio Mattarella, che non trova ostacolo nella norma costituzionale”.

“È conforme che invece decida di non volere un secondo mandato per una sua sensibilità istituzionale, come lascia intendere. È conforme l’elezione di Mario Draghi. Ma in questo caso a palazzo Chigi non può metterci un clone, come da ipotesi di Giancarlo Giorgetti, cioè semipresidenzialismo di fatto. Questo è contrario all’impianto di fondo della Carta, per il quale il presidente della Repubblica ha poteri che possono incidere sull’azione dell’esecutivo, ma non ha poteri diretti di governo. Inoltre, non funziona”.

“Se Draghi venisse eletto al Quirinale, una situazione “di fatto” di controllo del presidente del Consiglio potrebbe al più durare fino alle elezioni, sempre che le forze politiche gli consentano di avere un peso nella scelta. Ma quello che succederà dopo il voto dipenderà dalle urne. Draghi non potrebbe, ad esempio, rifiutare l’incarico o la nomina di un premier sostenuto da una maggioranza parlamentare, solo perché a lui sgradito. Saremmo vicini all’attentato alla Costituzione”.

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