Per la produzione italiana dei vaccini anti-Covid «qualcosa si può fare, ma bisogna vedere con che autorizzazioni e in che tempi». Lo afferma, in un’intervista a Francesco Rigatelli della Stampa, il presidente di Farmindustria e di Janssen Italia Massimo Scaccabarozzi, che giovedì è stato convocato dal ministro Giorgetti per fare il punto della situazione.
Ci sono aziende disponibili? «Potenzialmente sì, ma bisogna capire se hanno delle linee adatte ai vaccini Covid, quali parti possono realizzare e se non sono già impegnate per gli antidoti di morbillo e influenza. Per quest’ultima a marzo si devono cominciare a produrre le dosi per l’anno prossimo».
In quali parti potete aiutare? «Molte aziende possono contribuire all’infialatura. E Marchesini di Bologna, che fa macchine per la farmaceutica, può dimezzare i tempi di produzione dei dispositivi per costruire gli infialatori. Potenzialmente possiamo infialare tutti i vaccini d’Europa, ma non basta». «Alcune aziende stanno studiando se riescono a dedicare una linea ai vaccini Covid o a trovare i bioreattori per creare i liquidi da infialare. Questo sarebbe un apporto più completo».
A Giorgetti, Scaccabarozzi dirà «che si tratta di una missione delicata. Se anche trovassimo i bioreattori necessari ci vorrebbero 4-6 mesi dal momento della loro attivazione per ottenere i vaccini».
Ha senso o si rischia di arrivare dopo le consegne delle dosi già ordinate? «È questo il tema centrale: adesso tutti vogliono i vaccini, ma tra qualche mese non sarà più così. Una pianificazione nazionale sarebbe sicuramente utile anche per il futuro, in vista di altre epidemie, però chi si mettesse a produrli ora necessiterebbe di garanzie. E poi bisognerebbe correre, per cui servirebbe uno snellimento di autorizzazioni e ispezioni».
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