Massimo Franco, nel suo consueto editoriale sul Corriere della Sera, parla dell’asse tra Von der Leyen e Draghi sulla strategia per i vaccini, dopo il blocco dell’export deciso dall’Italia nei confronti di AstraZeneca.
«L’appoggio della presidente della Commissione Ue al no all’esportazione dei vaccini di AstraZeneca se questa non rispetta i contratti con l’Europa, conferma un cambio di strategia. Conferisce alla mossa compiuta nei giorni scorsi dall’Italia un significato diverso da quello attribuitole all’inizio. L’iniziativa del premier italiano non è stata un cedimento a un “sovranismo” nostalgico e sterile. Semmai, si tratta del primo segnale di una strategia tesa a restituire protagonismo all’Europa dopo ritardi ed errori. Sottolinea una reazione delle istituzioni continentali in modo da impedire che i populismi usino la risposta inadeguata alla pandemia per rilanciarsi».
In poche parole, utilizzando una provocazione, il cambio di paradigma italiano consiste in un passaggio a un sovranismo sovranazionale: da “Prima gli italiani”, a “Prima gli europei”. «Si è aperta una fase nuova, con una sorta di “sovranismo sovranazionale” che prefigura un’azione concordata tra gli Stati e Bruxelles. E l’Italia si candida ad essere una dei capifila del “prima gli europei” al posto dell’autarchico “prima gli italiani”. È anche un modo per rispondere a nazioni come l’Austria e la Danimarca che si sono mosse da sole a caccia di vaccini. Si cerca di arginare un “fai-da-te” nazionale che riflette quello al quale si è assistito in miniatura nello scontro tra Roma e le Regioni nei mesi scorsi».
Le mosse e le parole di Draghi, seguite a ruota dalla presidente della Commissione Ue, sono il segnale di un cambio di passo. «L’altolà di Draghi ad AstraZeneca, seguito da quello di von der Leyen, è alle multinazionali farmaceutiche e, in parallelo, alle spinte centrifughe di alcuni Stati membri. Ma limitarsi a questo senza risolvere il problema dei vaccini eluderebbe la richiesta di sicurezza e di certezza che arriva dall’opinione pubblica. Le parole asciutte e preoccupate del videomessaggio consegnato ieri da Draghi rappresentano la volontà di fare il massimo senza perdere tempo. Dire che con i vaccini “la via d’uscita non è lontana” è una sfida ai ritardi e alla confusione del recente passato».








