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Claudio Martelli (ex ministro): «I tagli dei parlamentari non assicurano rappresentanza: superare il bicameralismo»

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«È arrivato il momento di un’unica assemblea parlamentare». Lo dice in una intervista con Giuseppe Alberto Falci, per il Corriere della Sera, Claudio Martelli, ex deputato ed ex ministro socialista, che ha lanciato questa proposta dalle colonne dell’Avanti, mensile che dirige.

Martelli, lei crede per davvero che ci siano le condizioni per superare il bicameralismo?

«Prima di tutto, farei un po’ d’ordine. Il taglio del 40% dei parlamentari di Camera e Senato confermato dal referendum popolare dello scorso settembre ha generato conseguenze in contrasto con diverse previsioni costituzionali».

Non sono sufficienti i correttivi costituzionali previsti dalla vecchia maggioranza giallorossa?

«Quelli sono tutti rammendi, cerotti su una tela che è stracciata. Di fatto, il referendum che ha tagliato i parlamentari ha dato un colpo mortale al bicameralismo».

Per quale ragione?

«Primo: un Senato di soli 200 membri non potrebbe garantire la rappresentanza di piccole regioni e province autonome per non dire delle minoranze politiche».

Quali sono gli altri effetti distorsivi del taglio?

«Un Senato piccolo piccolo sarebbe indotto a recepire i provvedimenti varati dalla Camera con ciò certificando la propria inutilità, o comunque non sarebbe in condizione di assicurare un’istruttoria adeguata in commissioni che saranno mutilate nel numero dei loro membri costretti a deambulare tra contemporanei ed esigenti impegni».

Perché dovrebbe essere questo Parlamento, così eterogeneo e litigioso, a fondere Camera e Senato?

 «L’attuale contesto di unità nazionale è il più propizio per un impegno unanime del Parlamento in perfetto spirito repubblicano».

Sono sufficienti due anni per approvare questa riforma?

«Direi che sono più che sufficienti. D’altro canto, noi chiediamo di farne una e basta, ovvero di creare un Parlamento unico di 600 membri».

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