“Se il governo ha delle eccezioni sui rilievi che gli vengono mossi dalla Corte dei Conti, come da qualsiasi altro organo istituzionale, lo può ovviamente fare e circostanziare: quello che va evitato, a mio parere, è dare l’impressione dell’insofferenza verso la separazione dei poteri.
Un segnale negativo sarebbe uno scontro istituzionale fra i poteri dello Stato”, ma “non troverei nulla di scandaloso se il governo facesse una revisione dei progetti del Pnrr e ne escludesse qualcuno”.
Così in un’intervista a La Repubblica l’ex presidente del Consiglio Mario Monti.
Per Monti sul Pnrr “non c’è più tempo da perdere, però.
Un punto fermo deve restare: il Pnrr è composto da due parti, investimenti e riforme.
Le riforme vanno fatte e non sono negoziabili.
Catasto, giustizia, concorrenza, burocrazia.
Risolvendo questi nodi si recupererebbe quella capacità di programmazione che storicamente manca a questo Paese.
È quello il vero motore per una crescita duratura e stabile”.
Concludendo Monti ricorda “l’importanza di una via diretta di relazione, come due vasi comunicanti, fra Palazzo Chigi e Mef.
Qualsiasi ostacolo si frapponga nel rapporto fra questi due centri, in una circostanza eccezionalmente impegnativa come adesso il Pnrr, rischia di aver conseguenze gravi”.








