Giuseppe Conte è stato un bravo negoziatore. E ha dimostrato, anche, che forse il periodo di stage di tanti esponenti della nostra giovane classe dirigente può dirsi terminato”. Lo afferma in un’intervista al Foglio l’ex premier Mario Monti che parla di “un lungo apprendistato, durato due anni, che al nostro paese è costato caro in termini di spread e di perdita di credibilità. Oggi che il populismo ha sbattuto il naso contro la durezza della realtà, sembra quasi impossibile che fino a pochi mesi fa degli esponenti del governo italiano insultassero la cancelliera tedesca e incoraggiassero i gilet gialli”.
“La leadership franco tedesca – osserva Monti – è stata in fondo decisiva anche stavolta nell’indicare all’Europa una direzione. E l’Europa, col varo del Recovery fund, ha dimostrato di avere consistenza politica e capacità di reazione. Benché l’accordo raggiunto sia di gran lunga peggiorativo rispetto al testo elaborato dalla Commissione: alla fine, per vincere le resistenze, spesso strumentali, dei vari paesi, si è ricorso ai vecchi metodi. Soldi ai governi nazionali, la conferma di quella mostruosità che sono i rebate, tutte risorse sottratte al Green deal, alla ricerca e alla transizione digitale”.
L’Italia – conclude – ne esce “come chi è stata salvata dagli altri, obiettivamente, in virtù di un riconoscimento di sacrificio e di serietà nell’affrontare la pandemia. Ma la Germania, con quello che è di fatto un suo Piano Marshall, ha approfittato dell’occasione per rimettere in quota dei paesi che già stentavano prima del Covid”.








