La ministra dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, è intervenuta ai microfoni di Radio Capital, a proposito dei famosi “cervelli in fuga”, i ricercatori italiani costretti a scappare all’estero e poco considerati in patria: l’obbiettivo è riportarli in Italia e valorizzarli per le loro competenze.
«Lavoreremo sulle chiamate dirette, che siano vere e veloci: quando abbiamo un bravo ricercatore all’estero, italiano o straniero che sia, che è utile a un ateneo dobbiamo riuscire a chiamarlo in maniera rapida e in poco tempo. Cercare di essere attrattivi con i fondi: non possiamo chiamare le persone per poi non dargli i soldi per fare ricerca o metterli in condizione di non lavorare».
La ministra ha affrontato anche il tema dei dottorati. «Sappiamo che dal 2008 è stato fatto un taglio molto grave e pesante sulle università e sui dottorati, che sono il primo passo, sono proprio l’investimento iniziale e quello che dovremmo tutti fare. Per questo siamo intervenuti su questo punto, con investimenti che consentiranno di passare da 9mila posti a circa 20mila, con anche il co-finanziamento del settore dell’industria per quanto riguarda i dottorati industriali».
In merito alla proposta di Erasmus in Italia, per limitare le disuguaglianze Sud-Nord per gli studenti, la ministra ha ricordato come «lo hanno chiesto gli studenti, lo trovo molto interessante, anche un segno di ripresa immediata. Quindi sicuramente studierò con gli studenti come applicarlo».








