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[L’Intervista] Marco Dalle Vacche (Direttore Generale per l’Italia e Area Mediterranea, AIG Europe S.A.): «Protezione, sicurezza, investimenti e sostenibilità. Vi spiego la strategia vincente del settore assicurativo per la ripartenza»

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Marco Dalle Vacche, Direttore Generale per l’Italia e Area Mediterranea in AIG Europe S.A. ci ha concesso un’intervista in cui abbiamo approfondito i temi inerenti il mondo delle assicurazioni e gli effetti che la pandemia ha avuto in questo segmento così importante per la vita delle aziende e delle famiglie italiane. Infatti, anche il settore assicurativo è chiamato ad una forte assunzione di responsabilità in vista della Ripartenza del Paese, capiamo come.

Buongiorno dr. Dalle Vacche, grazie per la sua diponibilità. Iniziamo subito con il cercare di capire quale ruolo possano rivestire oggi gli assicuratori a supporto del Paese, in una fase così delicata e importante come quella della Ripartenza.

Il ruolo degli assicuratori, soprattutto nelle situazioni di crisi, è un ruolo fondamentale, e lo dimostra la storia stessa dell’assicurazione, che è nata per i trasporti, quando esistevano diversi rischi ad andare per mare, tra pirati ed uragani. Chi trasportava merci ha di fatto inventato l’assicurazione, che è nata già con le Repubbliche Marinare in Italia nel 1200.

Il ruolo dell’assicurazione è proprio questo, dare sicurezza, dare protezione, e quindi liberare investimenti. Nella fase dell’incertezza, il ruolo dell’assicurazione è fondamentale, come protezione ma anche come finanziatore.

Non solo, in una fase di crisi come quella attuale e di incertezza non dimentichiamo il ruolo sociale delle assicurazioni. Diversi studi dimostrano che c’è una maggiore attenzione da parte delle imprese e degli individui, che hanno scoperto di avere bisogno di un più alto grado di protezione in caso di malattia, in caso di infortunio o quando perdono quello che è il loro sostentamento, il posto di lavoro.

Sono nate nuove paure che come assicuratori abbiamo il dovere sociale di andare a intercettare e di gestire. E’ un momento importantissimo per noi per affermare il nostro ruolo andando incontro a nuove esigenze e trovando le soluzioni più adatte.

In Italia, per fortuna, il valore aggiunto e la reputazione dell’assicurazione  sono rimasti tra i più alti in Europa; è quindi un’opportunità per dimostrare il valore e il ruolo dell’assicurazione, proponendo contratti e polizze che siano trasparenti, che indichino chiaramente cosa è coperto e rafforzino ancora di più l’esigenza di protezione amplificata dall’emergenza sanitaria.

Perché AIG giocherà un ruolo da protagonista?

AIG in Italia si occupa prevalentemente di rischi Corporate, quindi di Aziende, oppure dei rischi dei professionisti, investe invece in maniera più limitata nel mondo retail. Quindi per AIG la ripartenza nel mercato italiano è soprattutto di servire i nostri clienti, in particolare le piccole aziende e i professionisti dove siamo molto presenti, con dei prodotti adatti, che vanno incontro alle loro esigenze di copertura e di maggiore protezione garantendo sempre il giusto prezzo.

Una delle problematiche che ci ha lasciato la crisi sanitaria riguarda proprio i prezzi delle assicurazioni, siamo in una fase di mercato di rialzo dei prezzi in diversi settori e questo può comportare la difficoltà da parte di alcune aziende ad accedere alle coperture assicurative. Il mercato italiano, già segnato da un’atavica sottoassicurazione per cui si comprano meno polizze assicurative di quelle che si comprano in altri mercati, in una fase di crisi economica come quella attuale con le aziende che hanno meno soldi da investire in generale, può portare alla fine alla decisione di non fare certi contratti perché non ci sono le risorse economiche per sostenerli. Diventa quindi un elemento fondamentale cercare di arrivare ai nostri clienti e alla platea che ha bisogno delle nostre polizze assicurative con il prezzo giusto e sostenibile alla luce di questa situazione di crisi che stiamo vivendo.

Se però da una parte abbiamo la necessità di andare incontro alle esigenze dei nostri assicurati, dall’altra c’è anche l’esigenza che le assicurazioni siano sostenibili nel tempo. Infatti le ragioni del rialzo dei costi assicurativi in alcuni settori è conseguente a anni di riduzione di tali costi  fino ad arrivare a un punto di non sostenibilità. Per cui abbiamo adesso una curva di rialzo dei prezzi, purtroppo proprio nel momento in cui le possibilità economiche e finanziarie delle nostre aziende sono più basse. Insomma una situazione non facile.

Quale trend di mercato, quali indicatori d’impatto sul mercato assicurativo globale e locale?

A livello globale, dal nostro osservatorio riscontriamo una curva di rialzo dei prezzi in generale a livello internazionale, soprattutto nel ramo incendio, nelle specialties, nel ramo della responsabilità civile e del settore aviazione conseguente a un prolungato periodo di riduzione dei tassi.

C’è poi un aumento esponenziale del c.d. insolvency risk, quindi il rischio di insolvenza da parte delle aziende, ancora una volta dovuto allo stress finanziario.

Continua poi il consolidamento del settore assicurativo in molti mercati internazionali, così come in settori diversi dal nostro dove gli operatori più deboli finanziariamente vengono acquisiti e quindi un aumento di quelle che sono le attività di Merger & Acquisition , un trend che continuerà oltre il 2021.

Aig per esempio assicura anche i rischi legati alle operazioni di M&A con dei contratti assicurativi dedicati. C’è un incremento delle operazioni di M&A in generale nei mercati internazionali e in particolare nel mercato italiano. Questo è sicuramente un segnale positivo, perché dimostra l’interesse delle società di capitali stranieri a entrare in Italia e a investire, e al tempo stesso abbiamo anche aziende italiane che vanno all’estero, quindi attività straordinarie e nuove dove serve catturare nuovi bisogni di natura assicurativa dopo una fase di accurata due diligence.

Come vede l’orizzonte futuro, l’evoluzione e l’innovazione dell’assicurazione e dei prodotti offerti? La digitalizzazione è indicata ovunque come una priorità; vale anche per il settore assicurativo?

Senz’altro la digitalizzazione si sta realizzando ad un ritmo  serrato, l’industria assicurativa si è digitalizzata con un po’ più lentezza rispetto ad altre industrie, il lavorare in formato smart ci hanno aiutato a capire quanto si possa lavorare bene in modalità digitali e riuscire ad arrivare comunque ad avere un’interrelazione con i nostri clienti. Il momento di acquisto dell’assicurazione è sempre più un momento che non avviene necessariamente solo in agenzia, ma avviene anche attraverso la cosiddetta instant insurance, tramite app, a seconda di dove si trovi la persona, perché se si trova nei pressi di un aeroporto forse ha bisogno di una polizza viaggi in modalità veloce. Quindi siamo entrati in un campo nuovo e inesplorato, dove la digitalizzazione sarà, in particolare nel mercato retail, sempre più importante.

Un altro trend nuovo sono i rischi legati ad un’operatività che è sempre più digitale, lo abbiamo visto anche con il fatto di avere tutti i dipendenti che ora lavorano in modalità da remoto, dove è aumentato in modo esponenziale quello che noi chiamiamo in gergo il risk cyber, quindi il rischio di subire un attacco informatico o di perdere dei dati perché la rete di protezione diventa più debole nel momento in cui i dipendenti utilizzano a casa delle modalità di connessione che sono diverse da quelle aziendali, dove tutte le protezioni diventano più deboli.

C’è una fortissima domanda di copertura cyber dove si assicura il rischio della perdita dei dati e tutti i rischi legati appunto all’informatica. Questo è un tema attuale così come l’incremento di domanda di polizze per i D&Os, la copertura degli amministratori di società, la c.d. Directors & Officers Liability. In Aig abbiamo iniziato a fare la prima polizza 25 anni fa, oggi in Italia esiste un mercato da 300 milioni di euro di premi dove siamo leader. Si tratta di un mercato che continua ad essere in forte espansione, ed è proprio in un momento di stress finanziario come questo che è importante che i consigli di amministrazione e i manager siano assicurati per tali rischi.

Quale è la lesson learnt da questa crisi sanitaria e quanto conta la resilienza e l’apertura verso nuove frontiere per vincere contro le avversità? Abbiamo acquisito una maggiore consapevolezza e una più diffusa cultura del rischio?

Gli assicuratori sono per definizione resilienti, tutti i nostri impegni sono futuri per cui l’attenzione ai rischi futuri è fondamentale, è nel nostro DNA. In Italia purtroppo la cultura del rischio è bassa ed è un problema che riguarda anche le Istituzioni. La cultura del rischio è un valore strategico. Una  azienda per operare non può non sapere quali siano i propri rischi, e una volta che ha capito quali siano i propri rischi e li ha mappati deve decidere come gestirli. Ridurli prima di tutto tramite comportamenti e regole adeguate e poi trasferire quelli non riducibili a una compagnia di assicurazione che garantisca in futuro gli eventuali danni derivanti da quel rischio.

La cultura del rischio è fondamentale per le aziende, ma anche per le famiglie: se in famiglia c’è un unico percettore di reddito che svolge un lavoro per cui può essere esposto a un infortunio grave o a una malattia è fondamentale avere una polizza che copra il reddito, in modo che la famiglia possa contare comunque su quell’entrata. Fa parte quindi anche del bilancio familiare vedere quali sono i propri rischi e individuare poi delle soluzioni. Questa è una delle principali lezioni che ci ha insegnato la situazione pandemica.

Ritengo anche che i rischi siano cambiati in virtù di questa situazione che abbiamo vissuto, come ho detto prima mi riferisco ai rischi Cyber, i rischi operativi delle aziende che hanno vissuto una trasformazione, insomma la valutazione dei rischi è un processo che non finisce mai, bisogna continuare a aggiornarlo e trovare delle soluzioni adeguate.

Necessariamente la pandemia ha comportato anche un cambiamento nella relazione con il cliente. Come vi siete riorganizzati sotto questo punto di vista?

La nostra è una rete particolare, non abbiamo una rete di agenti ma ci affidiamo ai broker che sono dei consulenti indipendenti a tutti gli effetti. Il futuro della distribuzione è sicuramente la multicanalità, oggi bisogna approcciare il cliente sia con il canale fisico dell’agenzia o dell’intermediario che è sul territorio, che anche con un canale di natura informatica, e quindi digitale, perché l’accesso ormai avviene tramite telefono o online per stipulare i contratti, e soprattutto le nuove generazioni hanno questa modalità di accesso e quindi bisogna adeguarsi ai tempi. Ci sono anche i canali di natura mista, di banca-assicurazione.

Le assicurazioni ormai si vendono ovunque, e quindi l’assicuratore ha necessità di essere presente su tutti i canali, deve essere in grado di intercettare la domanda in tutte le sedi più appropriate, perché il business è un po’ dappertutto. Alcuni business sono solo digitali, per esempio l’acquisto di assicurazioni viaggio avviene ormai quasi esclusivamente sul canale internet. È un cambiamento che vedremo nei prossimi anni e che credo impatterà la realtà assicurativa molto di più di quanto abbiamo visto sino ad adesso, l’industria bancaria è stata già impattata da questa trasformazione grazie all’home banking che ha cambiato le modalità di accesso alla banca e di vendita. Noi assicuratori non siamo ancora arrivati a quel punto, dovremo trasformarci ulteriormente.

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