Per Marco Cavaleri, responsabile vaccini e terapie anti-Covid dell’Ema (l’Agenzia europea del farmaco), ci vorranno almeno quattro mesi per adattare i vaccini alle varianti del virus: due, spiega in un’intervista a Repubblica, per riadattare il vaccino in laboratorio e «altri due per approvarlo».
Le varianti – spiega Cavaleri – «sono insidiose sia per i vaccini che per gli anticorpi monoclonali. Ci diranno anche che direzione prenderà la pandemia. In Amazzonia sono partiti studi per capire se chi ha già incontrato il virus può riammalarsi con le varianti».
Riguardo all’efficacia dei vaccini, osserva: «La variante inglese non sembra dare problemi. Diverso invece il discorso per i ceppi brasiliano e sudafricano. Lì il potere neutralizzante cala con tutti i tipi di vaccino. Quelli a Rna partono da un livello alto e l’abbassamento non dà troppi problemi. Anche Novavax e Johnson&Johnson restano al di sopra del 50% di efficacia. Per AstraZeneca invece abbiamo visto ieri in uno studio in Sudafrica che la protezione si riduce quasi a zero».
Così, continua Cavaleri, «anche se per molti vaccini la protezione resta sufficiente, tutte le aziende hanno iniziato a lavorare per coprire meglio le varianti. Noi dovremo decidere come autorizzare le nuove versioni. Serviranno dei requisiti di efficacia, ma senza allungarci troppo con i tempi».
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