Nel suo “Taccuino” sulla Stampa, Marcello Sorgi parla delle nuove restrizioni in vista per tentare di arginare i contagi.
«Lo schema – scrive – è quello di una svolta rigorista resa indispensabile dall’evoluzione dei contagi e soprattutto dal rischio di sovraffollamento degli ospedali. Ma il metodo sarà ancora una volta quello di chiusure localizzate, secondo i colori. E le decisioni definitive, che molti si aspettavano già ieri, saranno prese solo domani, dopo un confronto con le regioni».
«Una volta si sarebbe detto che è una perfetta mediazione democristiana, tra la linea gradualista della Lega, che teme le conseguenze delle chiusure sul popolo delle partite Iva in cui si concentra gran parte del suo elettorato, e quella rigorista del Pd, che spinge invece per una stretta, che corrisponde alle aspettative dei lavoratori a reddito fisso, tra cui trova la maggior parte dei propri consensi».
«Ma al di là di queste divisioni e delle irrinunciabili esigenze di propaganda dei partiti che compongono la larga maggioranza del governo, contano i fatti. E i fatti dicono che da lunedì oltre mezza Italia, dal Piemonte e Lombardia alla Puglia, un po’ meno di trenta milioni di cittadini, torneranno al lockdown: scuole chiuse, bar e ristoranti chiusi, negozi con forti limitazioni, coprifuoco a sera forse anticipato».
«La sensazione è che queste misure possano essere attenuate solo se la campagna di vaccinazione darà i suoi risultati entro i tempi previsti, cioè, gradualmente, entro aprile e poi completamente entro giugno. Le quarantotto ore in più concesse da Draghi per arrivare a una soluzione più condivisa sono il segno che il presidente del consiglio sta prendendo confidenza con i comportamenti delle forze politiche, cercando di anticiparle, ove possibile».








