La scuola ai tempi del coronavirus è un punto interrogativo, in relazione alla maniera di riportare alunni e personale in classe in condizioni di sicurezza. “Come da tradizione, le scuole italiane devono fare i conti con la dimensione ridotta delle aule e l’alto numero di alunni, anche più di 30 per classe. Inoltre, permane la percentuale doppia, rispetto a tutti gli altri comparti pubblici, di dipendenti precari. E nemmeno nell’anno del Covid i tantissimi posti liberi – più 60mila solo su sostegno – continueranno a rimanere tali. I fondi stanziati dal governo rimangono insufficienti: serviranno, al massimo, per assumere 56mila docenti e 20mila Ata supplenti in più”. Lo afferma l’Associazione nazionale insegnanti e formatori in una nota. “Il personale – dice Marcello Pacifico, presidente Anief in un’intervista a Orizzonte Scuola – viene utilizzato con contratti di supplenza per anni e anni. Le tante domande presentate dai precari per i prossimi concorsi è la dimostrazione che dopo anni di sfruttamento i precari non vogliono andare a una regione di mille chilometri di distanza per essere valutati ed entrare di ruolo”.
“L’Anief – continua il sindacalista – è nato nel 2008 facendo della questione precariato la sua ragione di vita e su questo siamo molto distanti dal governo. Anche per i diplomati magistrale non è stata ancora presa una soluzione giusta”.
Il sindacato, tuttavia, non si scaglia contro la ministra Lucia Azzolina, perché i problemi odierni sono presenti da più lustri e governi. “La lotta al precariato non può trasformarsi comunque in un attacco giornaliero contro un ministro che è riuscito ad avere dei soldi in più per la scuola. La scuola è sempre stata vista come uno spreco e non come una risorsa”, ricorda Pacifico.








