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Luigi Marattin (presidente Commissione Finanze): «Per la riforma fiscale si può toccare anche il deficit»

«Per una riforma strutturale del fisco potremmo, seppure in misura minima, ricorrere al deficit». Lo afferma Luigi Marattin, presidente della Commissione Finanze della Camera, intervistato da Roberto Petrini per la Repubblica.

Onorevole Marattin, quanto costerà il taglio delle tasse?

«Noi non abbiamo avuto una cifra sulla quale costruire una riforma. Abbiamo fatto 61 audizioni, stilato un documento e costruito una prima cornice. Poi sarà il governo con la legge delega, che arriverà a fine mese, ad introdurre una ulteriore cornice che dovrà successivamente, presumibilmente il prossimo anno, varare i decreti legislativi e introdurre i contenuti definitivi».

Un articolo della Voce.info segnala l’assenza di coperture nel vostro documento a fronte della riduzione delle tasse.

«Intanto io direi che i 40 miliardi della simulazione sul costo della riforma fiscale che ho visto su Repubblica sono eccessivi».

E a quanto ammontano le vostre stime?

«Non ne abbiamo. Del resto, il documento della Commissione non è un disegno di legge che deve essere bollinato dalla Ragioneria. Le scelte poi dovrà farle il governo».

Uno dei punti di forza del documento è l’abolizione dell’Irap, di cui si discute da tempo

«Del gettito complessivo dell’Irap – 25 miliardi nel 2019 – dieci miliardi vengono dal settore pubblico e 14,5 sono imputabili ai privati. Di questi 11,5 riguardano le società di capitali».

Si vuole tagliare l’Irpef tra i 28 e i 55 mila euro e ridurre le aliquote marginali effettive. Anche al netto del recupero del bonus Renzi la cifra è alta. C’è chi la calcola in 15 miliardi.

«Non entro in questi calcoli. Ma la riforma non sarà un semplice taglio di aliquota, bensì una riforma strutturale che investirà anche il meccanismo delle deduzioni con l’introduzione di una maxi-deduzione sul modello britannico, ben diversa dalla attuale no tax area».

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