Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Manovra 2026: i dubbi di Comuni, Province e Regioni | L’analisi

Enti locali protagonisti oggi alla terza giornata di audizioni sulla manovra 2026 davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato.

Comuni, Province e Regioni hanno presentato le loro osservazioni sul testo, offrendo un quadro tutt’altro che entusiasta.

In generale, il giudizio è prudente: il bicchiere – per la maggior parte – viene visto mezzo vuoto.

Per l’Anci, l’associazione dei Comuni, qualche passo avanti c’è stato, soprattutto sui vincoli di bilancio.

“Sono stati raggiunti alcuni risultati rispetto a quanto chiesto, grazie al lavoro fatto con la Ragioneria generale”, ha spiegato il presidente e sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, che tuttavia non nasconde le criticità ancora aperte.

Manfredi ha chiesto di intervenire su due fronti: la “stabilizzazione del fondo per i centri estivi” e il rifinanziamento del fondo per i minori affidati per sentenza, “una grandissima emergenza per i Comuni che incide per oltre 600 milioni sui bilanci locali”.

Un segnale positivo, secondo l’Anci, arriva dalle risorse destinate alle spese di personale, che rappresentano una delle voci più delicate per gli enti locali.

Tuttavia, anche in questo caso, le cifre non bastano.

Il rinnovo del contratto dei dipendenti comunali, accolto con favore, comporta un onere stimato fino a un miliardo di euro, mentre dal governo sono previsti appena 50 milioni per il 2027 e 100 milioni per il 2028.

“Serve una programmazione più stabile – perché i Comuni devono poter pianificare assunzioni e servizi con certezza di risorse”, ha sottolineato Manfredi.

Altro punto critico è la norma sull’imposta di soggiorno, che prevede una proroga dell’incremento di due euro introdotto per il Giubileo, ma anche un prelievo del 30% del maggior gettito per finanziare il Fondo nazionale per la disabilità.

“Questa previsione va abolita – perché l’imposta di soggiorno è una tassa di scopo, destinata a coprire i costi dei servizi turistici. Se parte del gettito viene prelevata per altri scopi, il peso finirà per ricadere sui residenti”, spiega ancora l’Anci.

Toni più duri arrivano dalle Province, rappresentate dall’Upi.
“Il nostro giudizio sulla legge di Bilancio è critico, perché elude le richieste che avevamo avanzato al governo e su cui ci aspettavamo risposte concrete”, ha dichiarato il presidente dell’Upi e della Provincia di Forlì-Cesena, Enzo Lattuca.

Secondo Lattuca, la manovra “non prevede misure ormai indispensabili per risolvere lo squilibrio finanziario del comparto delle Province, né piani di investimento per la manutenzione e la messa in sicurezza del patrimonio pubblico, in particolare quello scolastico”.

Le Province chiedono interventi urgenti per colmare un disavanzo di parte corrente stimato in oltre 920 milioni di euro, oltre a due fondi pluriennali: 1,5 miliardi per la modernizzazione e la sicurezza delle scuole superiori e 300 milioni l’anno per il monitoraggio e la messa in sicurezza delle gallerie provinciali.

“Non possiamo fermare la manutenzione del nostro patrimonio pubblico – perché significa mettere a rischio studenti e cittadini”, ha aggiunto Lattuca.

Più equilibrato il tono delle Regioni, che non nascondono dubbi ma neppure delusione.
“Non capiamo la ratio delle norme sui Lep (Livelli essenziali delle prestazioni). È il governo che deve garantirli con risorse adeguate, mentre le Regioni possono al massimo aggiungere risorse proprie in base ai bisogni territoriali”.

Il vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Marco Alparone, ha insistito sul trasporto pubblico locale.

“Nel 2025 abbiamo ricevuto attenzione, ma nel 2026 non la ritroviamo. Siamo qui per dirvi che c’è ancora tempo per rimediare”.

L’Uncem, l’unione dei Comuni montani, ha invece posto l’accento sulle aree interne.
Il vicepresidente Vincenzo Luciano ha chiesto di incrementare il Fondo di sviluppo delle montagne (Fosmit) dagli attuali 200 milioni a 1 miliardo di euro annui per il periodo 2026-2034, oltre a rafforzare il fondo per il rimboschimento e la tutela ambientale, portandolo a 15 milioni.

“Le aree montane hanno bisogno di risorse vere per contrastare lo spopolamento e mettere in sicurezza un territorio fragile”.

Domani si chiuderà il ciclo di audizioni con gli interventi di Istat, Cnel, Banca d’Italia, Corte dei conti e Ufficio parlamentare di bilancio.

A chiudere sarà il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che oggi, parlando alla terza edizione di Selecting Italy organizzata dalla Conferenza delle Regioni, ha lanciato un messaggio chiaro:“Aumentare la spesa pubblica non è un sicuro viatico per far crescere gli investimenti. Al contrario, una spesa fuori controllo diventa un fattore inibitore, perché frena la fiducia nel Paese”.

Un monito che arriva alla vigilia delle decisioni finali sulla manovra, ancora al centro di un difficile equilibrio tra richieste territoriali e vincoli di bilancio.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.