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Daniele Manca (Corriere della Sera): «Le decisioni del governo italiano più apprezzate all’estero»

Le decisioni sostenute dal governo italiano sembrano sempre più apprezzate «fuori dai confini nazionali» di quanto lo siano al suo interno. A rimarcarlo è Daniele Manca, facendo riferimento al giudizio positivo giunto dell’agenzia di rating Fitch sulle azioni intrapresa dal Consiglio dei ministri sul caro-bollette. «E, quindi, non sappiamo quali conseguenze possa avere l’incidente di ieri. Anche perché per una volta il metodo di costruzione della Finanziaria sembrava essere stato invertito. E forse i partiti non hanno gradito», scrive sul Corriere della Sera.

Anche perché, «normalmente si raccoglievano i desiderata delle forze di maggioranza, si ascoltavano le parti sociali e si componeva una Finanziaria che potesse stare in piedi. Si dava un po’ alle imprese, un po’ ai dipendenti, un po’ agli autonomi. Si privilegiava qualche categoria» cosicché «il risultato erano leggi di Bilancio-coriandolo che avevano l’obiettivo di raccogliere il maggior consenso possibile. Sono nati così provvedimenti, spesso anche molto costosi, con i quali ancora oggi ci troviamo a fare conto. Un esempio per tutti Quota 100. Alla produzione del governo si aggiungeva poi quella del Parlamento che naturalmente allargava l’arco delle elargizioni».

«Il procedimento diverso si è visto sui provvedimenti fiscali inseriti nella Finanziaria», dove «il governo ha individuato prima la curva migliore che rendesse effettiva la progressività. E solo dopo ha tentato di combinare questa con i partiti dell’eterogenea maggioranza di cui è espressione. È evidente che un peso sulla curva di progressività lo ha l’aliquota Irpef forfettaria al 15% per le partite Iva con ricavi fino a 65 mila euro. Ma la Lega ritiene irrinunciabile quella misura». Ecco, spiega Manca, «il tentativo di ieri del governo di provare a sterilizzare i tagli per le fasce sopra i 75 mila euro. Tentativo rientrato per l’opposizione dei partiti del centrodestra».

Osserva l’editorialista: «Affidarsi al mercato e senza provvedimenti specifici avrà l’unico risultato di mantenere l’Italia ultima nella classifica europea dell’occupazione femminile con solo il 49,5% di donne impiegate» per «mettere al centro e dare priorità non solo a chi una voce ce l’ha ma anche, per esempio, a donne e giovani. Farsi interpreti delle necessità di un Paese nella sua interezza. Per meritarci fino in fondo quello sguardo diverso e benevolo dall’estero di cui abbiamo avuto prova ieri notte».

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