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Mamdani e il voto effimero | L’analisi di Gianni Riotta

Su Repubblica Gianni Riotta commenta la vittoria del 33enne Zohran Mamdani a sindaco di New York.

Mamdani – scrive l’editorialista – dimostra quanto la politica ovunque sia effimera e virale come i post su TikTok.

Se alla premier italiana Giorgia Meloni son bastati pochi anni per passare dal miserevole 3% di Fratelli d’Italia a palazzo Chigi, Mamdani in nove mesi partorisce una vittoria che sorprende Trump, impone al partito democratico il primo sindaco socialista della storia di New York, rilancia il messaggio solidale del senatore Bernie Sanders e della deputata Alexandria Ocasio-Cortez, dimostra quanto gli elettori siano preoccupati da sanità, educazione, casa, affitti, inflazione, salari bassi, indifferenti alle citazioni di Marx, gli attacchi a Israele, le intemperanze giovanili del neosindaco, cui i media mainstream danno un peso grottesco.

La governatrice dello Stato di New York Kathy Hochul, l’ex presidente Barack Obama, tanti parlamentari, dopo una fase di gelo, hanno sostenuto pur con cautela la campagna di Mamdani, solo Chuck Schumer, veterano senatore ebreo di Brooklyn, non si è esposto, irritato dalle dichiarazioni filo palestinesi del nuovo sindaco, con la moglie Rama Duwaji a denunciare il “genocidio di Israele a Gaza”.

E se a Wall Street miliardari alla Mike Bloomberg hanno speso milioni per stoppare Mamdani, attenzione!, altri magnati, Alexander Soros per esempio, lo hanno appoggiato e già emergono simpatie felpate perfino dalle pagine di Financial Times, Economist, con più prudenza, Wall Street Journal.

Sbaglia chi, come l’intellettuale francese Bernard Henri-Lévy, da giovanotto maoista ortodosso stile Guardie rosse, si lascia abbagliare dai toni estremisti.

Gli elettori di New York, da sempre cantankerous, imprevedibili, hanno voluto dare una scossa al sonnambulismo del partito democratico, chiamandolo a raccolta contro Trump.

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