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Luigi De Vecchis (presidente Huawei Italia): «Il 5G in Italia è vicino. Coperto quasi il 30 per cento del territorio. Ecco quali sono i problemi ancora da risolvere»

L’Italia è ‘pioniera’ in Europa per la sperimentazione sul 5G che insieme a tutte le nuove tecnologie che supporta, come AI, Cloud Computing, Big Data, puo’ davvero “svolgere un ruolo cruciale nel riavviare l’economia”.

Ma il paese deve spingere l’acceleratore sulla realizzazione della rete con procedure burocratiche più snelle e costi più bassi per gli investitori.

E’ il presidente di Huawei Italia, Luigi DE VECCHIS a indicare punti di forza e aree di debolezza della corsa italiana alla tecnologia che si stima raggiungerà l’85% della popolazione entro il 2023, quando sono previsti almeno 12 milioni di utenti 5G.

“L’Italia è stata pioniera – spiega il numero uno della società che fa capo al gruppo cinese leader nella fornitura di ict e reti- nella realizzazione dei trial 5G e tra i primi Paesi al mondo a implementare le reti commerciali”.

“Industria, trasporti e sanità sono i settori che possono trarre il maggior beneficio dalle caratteristiche e dalle prestazioni della tecnologia 5G”.

“Per non perdere il treno dell’innovazione che va quindi molto al di là di chiamate e trasmissione di file iper veloci bisogna “sostenere l’evoluzione tecnologica a livello decisionale”.

“Considerando i vantaggi prodotti dalla trasformazione digitale dell’economia, in particolare per i Paesi con un debito elevato, sarebbe davvero vantaggioso – dice DE VECCHIS – favorire la diffusione della rete attraverso alcune iniziative come ridurre le tasse sulle infrastrutture, semplificando ad esempio la burocrazia nelle procedure richieste per la costruzione di edifici”.

E ancora, per il presidente di Huawei Italia, occorre “ripensare il costo dello spettro, abbassandolo per consentire investimenti crescenti sulle infrastrutture, e stabilire regole chiare per garantire la competitività del mercato, separando la tecnologia dalla geopolitica”.

Ma il principale ostacolo alla diffusione del 5G “sarà la mancanza di risorse e competenze digitali nel Paese rispetto alle esigenze del mercato Ict, risorse in grado di sfruttare appieno il nuovo ecosistema che accompagnerà l’introduzione del 5G”.

Secondo l’ultima pubblicazione del Digital Economy and Society Index (Desi)”, l’indice europeo sull’innovazione tecnologica degli stati membri, da “è emerso un quadro molto scoraggiante” della condizione italiana, pur collocando l’Italia al terzo posto nell’Unione Europea per propensione alla realizzazione di nuove reti 5G.

“Siamo l’ultimo Paese in Europa e anche riguardo alla digitalizzazione delle imprese e all’uso dei servizi digitali nella pubblica amministrazione non stiamo andando così bene e questo aspetto si riflette negativamente sulla produttività”.

“A questo proposito, Huawei è impegnata da anni, sia a livello locale che globale, in progetti di responsabilità sociale volti a creare le competenze digitali utili allo sviluppo e all’innovazione dei Paesi in cui operiamo” spiega DE VECCHIS che indica come il 5G è relativamente ‘vicino’.

“Se non ci saranno rallentamenti, si stima che entro il 2020 le reti 5G avranno coperto quasi il 30% della popolazione complessiva”.

Di pari passo “ci sarà anche un aumento del Pil dovuto alla trasformazione dall’economia tradizionale all’economia digitale”.

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