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L’Italia e l’Ucraina: pecchiamo di indifferenza morale? | L’analisi

Sul Corriere della Sera Ernesto Galli della Loggia si interroga sui motivi della contrarietà di una parte vasta degli italiani ad appoggiare militarmente l’Ucraina.

Da un lato c’è l’antiamericanismo, certo. Ma più in generale tale contrarietà, afferma Galli della Loggia, dipende da stati d’animo radicati nell’inconscio del Paese, da una mutata sensibilità etica.

Ciò che infatti più mi colpisce negli italiani che negano il loro appoggio alla causa ucraina è una cosa che non saprei che definire in un modo: indifferenza morale.

Non è a dir poco sorprendente che oggi qui in questo Paese ci siano tanti pronti ad andare in brodo di giuggiole per l’esibizione sanremese di Benigni in lode dei valori della Costituzione ma per i quali rapire e deportare migliaia di bambini ucraini, come hanno fatto i russi nelle zone occupate, non voglia dire sostanzialmente nulla per decidere da quale parte stare?

Nella diffusa antipatia per la causa ucraina, un rifiuto infastidito, un volersi girare dall’altra parte, sembra di vedere qualcosa, che con la politica c’entra poco: l’uscita della guerra dall’orizzonte di milioni di «nuovi» italiani.

Ma non già nel senso di un’ovvia preferenza per la pace rispetto alla guerra che condividiamo tutti anche se non ne facciamo una bandiera nella quale avvolgerci.

Bensì nel senso di una ormai compiuta estraneità nei confronti dei tratti del carattere e della personalità, anche del modello educativo, del mondo culturale e morale che la guerra mette in gioco: beninteso la guerra in difesa della patria, quella di cui qui si tratta e che gli ucraini stanno combattendo e che anche la nostra Costituzione definisce un dovere sacro di ogni cittadino.

Ma quanti sono, mi chiedo, gli italiani che oggi sentono un tale dovere? Quanti sono le donne e gli uomini disposti quindi a pensare che esistono cause per le quali è giusto mettere da parte la propria esistenza quotidiana e magari anche rischiare la propria vita?

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