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[L’intervista] Il manager Riccardo Ruggiero: «La Rete Unica sarà il volano dell’Italia Digitale. Meloni come premier può rappresentare un segno di cambiamento di cui il Paese ha bisogno»

Imprese, Rete unica, indipendenza energetica e turismo, sono alcuni degli argomenti centrali per l’Italia in vista delle elezioni. Di questo come Osservatorio abbiamo discusso con Riccardo Ruggiero, già amministratore Delegato di Infostrada, Telecom Italia, Tiscali e presidente esecutivo di Melita.

Dal suo punto di osservazione, come vede il Paese oggi? Cosa si respira nel mondo imprenditoriale? E quali le attese?

Il nostro Paese ha attraversato un periodo molto duro: usciamo da tre anni di pandemia che hanno creato un problema non solo sanitario ma anche sociale. In prospettiva, tutto questo peserà anche negli anni prossimi.

Subito dopo, purtroppo, ci siamo ritrovati con un conflitto inaspettato che ha generato e sta generando tensioni molto gravi tra l’Occidente e la Russia, ma in parte anche potenzialmente con la Cina. La stabilità geopolitica ed economica costruita negli ultimi 10 anni, non dico che si sia frantumata, ma ha subìto un forte terremoto.

E quando il sistema subisce un sisma di questa portata ci sono sicuramente delle scosse di assestamento, però purtroppo la ferita che provoca rimane e può permanere a lungo. Questa situazione coinvolge i singoli individui e tutte le imprese di qualsiasi settore e dimensione. Vivere in uno stato di emergenza continua credo sia il sentiment dominante di questo periodo.

Una delle principali conseguenze incide sulle scelte delle imprese, sui consumi e sulla programmazione della pubblica amministrazione. Perché in un contesto di instabilità economica e sociale diventa molto difficile produrre sviluppo e interventi a medio e lungo termine.

Come si interseca questo scenario internazionale di incertezza con il clima di “ripartenza estiva” che abbiamo visto, con quasi 25 milioni di italiani in viaggio?

Secondo me, è scontato. Dopo più di due anni di emergenza sanitaria c’è stata una volontà di massa di evadere, al netto della crisi economica. Magari anche solo per poco. Tra gli italiani c’era un bisogno latente di tornare a fare ciò che abitualmente si faceva prima del Covid 19.

Significativa è stata la ripresa del traffico aereo globale, che dopo essere rimasto bloccato per tre anni è esploso. Abbiamo visto cosa è successo negli aeroporti di tutto il mondo all’inizio dell’estate; alcuni hanno dovuto sospendere molti voli perché non riuscivano a gestire passeggeri e bagagli.

Quanto lavoro c’è ancora da fare per rilanciare veramente il turismo, soprattutto al Sud?

Questo è un argomento cruciale per la ripartenza del Paese. E posso portare una mia recente esperienza personale: ho trascorso diversi giorni in Calabria questa estate. Si tratta di una regione che a livello paesaggistico e naturale offre di tutto. Ha il mare più bello del mondo, come raccontato in un articolo del Time. Ma ha anche montagne fino a 1800 metri di altezza che si affacciano sul mare, dove puoi andare a sciare. E’ sicuramente una perla del Mediterraneo che offre una natura incontaminata e infinite possibilità.

Purtroppo, il problema è l’assenza di adeguate infrastrutture e servizi. Che impediscono a questa regione di non avere confronti con molte altre blasonate località turistiche. Per fare un esempio, l’aeroporto di Lamezia Terme, che è il più importante della Calabria, conta 3 milioni di passeggeri l’anno. Sulla stessa latitudine, in Spagna, l’aeroporto di Palma di Maiorca ne conta 40 milioni, ed è una località che offre fondamentalmente soltanto il mare. E’ evidente che per lo sviluppo della Calabria non serve decuplicare la capacità dell’aeroporto di Lamezia, ma si tratta di sviluppare servizi e infrastrutture per il turismo.

Ho parlato della Calabria, ma potrei citare qualunque altra regione d’italia. Dove esistono prodotti e servizi d’eccellenza che caratterizzano il nostro made in italy e che ci invidiano in tutto il mondo.

Accanto al turismo l’altra grande incompiuta del Paese è l’innovazione, la trasformazione digitale e il miglioramento del sistema delle Telecomunicazioni. Lì a che punto siamo?

La chiave per la risposta a questa domanda è realizzare in Italia la cosiddetta Rete Unica Nazionale, che in sintesi consiste nel far convergere l’infrastruttura di rete di Tim con quella di Open Fiber.

Questo consentirebbe di avere una rete digitale capillare su tutto il territorio nazionale e tecnologicamente molto avanzata.

La Rete Unica sarebbe in grado di accelerare un forte sviluppo di servizi digitali a favore sia dei singoli cittadini, sia delle imprese e anche della pubblica amministrazione.

Ciò consentirebbe di formare nuove competenze professionali, creare nuova occupazione, favorire la transizione digitale e aumentare l’eco-sostenibilità del Paese.

La creazione di una Rete Unica sarebbe anche un fattore positivo per TIM e per tutti gli altri operatori del settore. Questo perché nel pieno rispetto della regolamentazione europea, consentirebbe una progressiva riduzione della iper-regolamentazione italiana nel settore Tlc, causata dalla posizione dominante nell’ultimo miglio da parte di un singolo operatore.

L’alleggerimento della iper-regolamentazione in ambito Retail favorirebbe lo sviluppo di tutti i servizi da parte degli operatori del settore e farebbe da volano per una rapida e vera trasformazione digitale.

In sintesi estrema, la rete unica sarebbe un vantaggio sia per il pubblico sia per tutto il mercato, perché creerebbe una discontinuità importante che in questi anni non c’è mai stata.

Quindi il ritardo sulla Rete Unica nuoce all’Italia, rispetto a una trasformazione digitale che invece negli altri Paesi è andata avanti?

In realtà nuoce a tutti, nuoce a Tim, nuoce al Paese. Poi è chiaro che non è un’operazione semplice, stiamo parlando di due realtà diverse con un azionariato diverso. E’ evidente che si tratta di un’operazione che deve essere fatta nell’interesse di tutti: azionisti e stakeholder.

Il ritardo invece della macchina pubblica rispetto alla digitalizzazione, come si può affrontare?

La digitalizzazione nel settore della pubblica amministrazione implica una semplificazione dei processi, un adeguamento delle regole, per avvicinare molto di più i cittadini alla PA.

Le nuove tecnologie possono apportare benefici sul medio e lungo termine in molti settori: dalla sanità ai trasporti, dai servizi al cittadino fino alla sicurezza e la logistica. E in molti altri settori strategici per la trasformazione e lo sviluppo del Paese.

Com’è il suo rapporto con Milano? Lei era stato indicato di recente da Fratelli d’Italia come possibile candidato a sindaco della città. E qual è il suo rapporto con la politica?

Io vivo e lavoro a Milano da oltre 30 anni, sono cresciuto professionalmente qui, e sono legato alla città, pur avendo vissuto molti anni all’estero. Lo scorso anno in occasione delle elezioni comunali sono entrato in una possibile rosa di candidati a sindaco. L’idea del centrodestra era di individuare una figura civica, manageriale e imprenditoriale quindi non politica. Una figura che potesse guidare la città sul modello di una grande azienda del Paese.

Adesso che i maggiori sondaggi danno come possibile esito delle elezioni una vittoria del Centrodestra e una premiership di Giorgia Meloni, lei che ha avuto modo di conoscerla, che idea ha e quali effetti potrebbe avere questa elezione?

In occasione delle recenti elezioni comunali a Milano ho avuto modo di conoscere Giorgia Meloni, ed apprezzarne competenza, serietà e attenzione. Credo inoltre che essendo donna questo possa creare un ulteriore elemento positivo di cambiamento in un Paese che ha bisogno di una forte trasformazione. Aggiungo anche un’altra mia netta percezione: non è vero che ci sia un malessere a livello internazionale rispetto ad una eventuale affermazione del centrodestra.

Anche perché il sistema internazionale è consapevole che qualunque governo ci sarà dal 25 settembre in poi, continuerà a sviluppare e a rafforzare le alleanze sia in ambito europeo che in ambito atlantico, in quanto è da lì che passa la crescita non solo nostra, ma di tutti i Paesi europei, filo-europei e filo-occidentali. Questo è un fatto scontato e credo che nessuno lo metterà mai in dubbio.

Avendo guidato alcune delle più grandi Aziende del Paese, quanto ritiene sia importante puntare sulla meritocrazia e il talento all’interno delle imprese?

Penso sia fondamentale. Il riferimento per chiunque sia alla guida di aziende pubbliche o private deve essere il mercato, tutti gli azionisti e gli stakeholder. La capacità di essere competitivi e innovativi sia a livello nazionale che internazionale dipende dalla qualità, dalla professionalità e dal talento di ogni singolo individuo che lavora in azienda.

Questo significa focalizzarsi nel definire e comunicare al mercato obiettivi e programmi ed essere poi in grado di rispettarli.

In sintesi la meritocrazia si misura dai risultati.

Le chiediamo un’ultima riflessione sul mercato dell’energia. Che conseguenza può avere questa crisi energetica?

Il tema dell’energia è particolarmente delicato per l’Italia per l’Europa. La dipendenza energetica dalla Russia in un momento di crisi ha generato un terremoto con i prezzi ormai fuori controllo. L’unica strada percorribile nel medio e lungo termine e quella dell’indipendenza energetica, pienamente avviata dal Governo Draghi. E sarà sicuramente la priorità di qualsiasi Governo avremo tra due settimane.

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