Su Repubblica Marco Mondini esorta l’Europa a fare la sua parte in questa fase storica: “‘L’Europa è un gigante economico. Un nano politico. E un verme militare’. Nel 1991” – ricorda l’editorialista – “Mark Eyskens, ministro degli esteri belga, sintetizzava così l’irrilevanza e la cecità del Vecchio Mondo. Era l’epoca della prima guerra del Golfo e delle guerre nella ex Jugoslavia.
Eyskens sarebbe rimasta una voce inascoltata. E, per trent’anni, quella vecchia aspirazione a essere qualcosa di più di un mercato comune per consumatori felici ha continuato a sbattere contro un muro di disinteresse. Certo, progetti hanno continuato a susseguirsi, sigle a intrecciarsi. L’Unione europea occidentale (Ueo), la Politica estera comune (Pesc), i Gruppi da battaglia (Eubg), l’Agenzia di difesa (Eda), la politica di difesa comune (Psdc). Una giungla di esperimenti, programmi, procedure burocratiche.
Accomunati tutti dal nascere all’insegna di grandi speranze e roboanti annunci di un nuovo esercito comune, e dal naufragare dopo qualche tempo nell’anonimato senza mai essersi nemmeno avvicinati alla creazione di uno strumento militare operativo.
Poi il mondo è cambiato. Noi storici discuteremo a lungo sul quando esattamente i leader dell’Unione hanno realizzato che la guerra non era più alle loro spalle, ma davanti a loro. Di certo, troppo tardi. Solo dal 2022, a Bruxelles come nelle capitali nazionali, si è cominciato a guardare davvero in faccia la realtà minacciosa di questa nuova era della forza bruta e «delle maniere cattive», per dirla con Trump. E ad attrezzarsi di conseguenza, riportando al centro del dibattito pubblico armi, eserciti, politica estera.
Il problema è che sono ancora molti i cittadini europei a non essersi resi conto di vivere nell’era dei predatori. Certo, ci sono coloro a cui semplicemente democrazia, libertà e diritti sembrano interessare poco, e vorrebbero tornare a parlare con Putin. Come i sovranisti di varia natura. Ma c’è anche chi alla democrazia pare tenere sinceramente, però non vuole sentir parlare di riarmo francese, o tedesco, o italiano.
Malauguratamente, di tempo non ce n’è più. Nello sfascio dell’Occidente, l’Europa è sola. Senza più alleati a proteggerla e a pensare alla sua sicurezza. Può contare solo sugli eserciti che ha già per difendersi. Soprattutto, non può più permettersi di rinviare ancora la scelta del proprio destino”.








